Gusto

Senza te non c’è più gusto, non c’è il tuo né tutti gli altri; i colori del gelato sono bianchi sopra il cono o nella coppa di cartone, sono bianchi sulla lingua, sono in bianco gli spaghetti e senza sale, sono bianche le mie labbra e le mie sclere, mi hai ammalato d’anemia del non baciare.
Tu sapevi della pioggia senza ombrello, dell’assenza di giudizio, tu sapevi dell’attesa dell’amore e della guerra, avevi il gusto di ogni vizio – fosse pure capitale – la saliva porta il gusto tutto in giro per la lingua, hai seccato le mie fauci, le papille sono asciutte e l’estate me le brucia, prendon fuoco, fan falò della speranza che l’assenza – tua e del gusto – mi si estingua.
Senza te non c’è più gusto nella bocca che mi amavi: ti sei preso dolce, amaro, sale, aspro e pure umami, li hai gettati nella stanza dove mi hai gettato il cuore, hai buttato via le chiavi.

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2 thoughts on “Gusto

  1. C’è sempre la voglia di aggiungere un pezzo, il tocco personale, l’impronta irriconoscibile, un imprevedibile fattore. Questa aspirazione di rendere unico, di apparire speciali, di avere un gusto particolare e diverso. E trovare un sapore che nessuno abbia mai sentito, vibrazioni mai gustate.
    Mentre è così difficile incontrare chi una pastasciutta al pomodoro la sappia cucinare davvero bene e scegliere gli ingredienti. Non nuovi né insoliti.
    Ma appropriati e perfetti.

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