Idrogeologia

Lo so che vuoi che parli d’amore. Lo so che vuoi che parli un po’ di perdita e un po’ di speranza, un po’ di quello che avrebbe potuto essere, e non è stato, e un po’ di quello che è stato e non è più.
Lo so che, come me, sei innamorato dei rimpianti. Abbiamo pianto una volta e non abbiamo paura di rifarlo, ancora e ancora, allergici alla nostalgia ci immergiamo comunque e lasciamo che ci lacrimino gli occhi, che ci pizzichi il naso.

Non so se ti sia mai capitato di fermarti, guardarti indietro. Non è una cosa così scontata: siamo sempre di corsa, e l’occhiata, spesso, è distratta. Io sto parlando di guardare. Fermarti a prendere fiato, voltarti, guardare quello che hai alle spalle come se fosse un panorama.
Non dico: panorama, a caso. Sto pensando a un panorama preciso, quello che si vede arrivati a una certa cima e, sotto, c’è il lago, con le montagne intorno.
Una delle prime cose che ho imparato è che quel lago non c’è sempre stato. C’erano i ghiacciai, che l’hanno scavato e riempito.
Se mi fermo, mi volto e guardo quello che vedo è un lago come il mio, una cosa che è stata scavata e riempita, scavata e riempita.

Lo so che vuoi che parli d’amore. Lo so che vuoi che parli un po’ di perdita e un po’ di speranza, un po’ di quello che avrebbe potuto essere, e non è stato, e un po’ di quello che è stato e non è più.
Se mi guardo indietro, però, non vedo quello che avrebbe potuto essere, e non è stato; non vedo quello che è stato e non è più.

Vedo il mio fondo in trasparenza, i punti in cui il dolore si è incuneato più a lungo ma non il dolore.
Vedo le forme frastagliate che gli amori passati hanno dato al mio perimetro, per difendermi dagli amori futuri, ma non gli amori passati né, tantomeno, quelli futuri.
Vedo il lago che sono diventata, non il modo in cui lo sono diventata – quello lo posso intuire, ricordare toccandomi per qualche momento una spalla, la vena che dal collo mi scende trasparente al cuore, ma non ho tempo, non ho tempo: non ho tempo per fermarmi, guardarmi indietro, non ho voglia di tuffarmi, rischiare di essere trascinata via dalle correnti, annegare.

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