Dream the dreams of others then / You will be no one’s rival

Esco e mi nascondo dietro gli occhiali, come se bastassero le loro lenti grandi a rendermi invisibile. Li osservo, gli altri. Non ho mai visto nessuno che si guardasse come ci guardavamo noi. Non ho mai visto nessuno che avesse la nostra forza di gravità, la nostra capacità di attirare sguardi e sussurri. Non ho mai visto nessuno che ridesse al nostro modo, che si muovesse con la velocità alla quale ci muovevamo noi, scomparendo e riapparendo da una parte all’altra della città, sorreggendone tutti i muri.
Tutto quello che facevamo, lo facevamo con classe, anche quando indossavamo i pantaloni a righe della tuta, anche quando rosicchiavamo le ossa, mangiavamo con le mani, anche quando nessuno ci vedeva e parlavamo a voce alta nei cinema.
Eravamo nello stesso posto, nello stesso momento, eppure non avremmo potuto essere più lontani di così. Mi chiedi cosa mi abbia fatto male: ogni volta voltarmi e non trovarti, ogni volta restare con l’umidità della tua mano ad asciugarsi sulla mia mano, ogni volta restare a riprendere la mia forma ricordando il tuo peso, confrontandolo con quello della tua assenza ingombrante. Mi chiedi cosa mi abbia fatto male: la compagnia costante del pensiero di tutto quello che avevamo progettato per noi, il dubbio che quel noi non fosse mai esistito – di non essere esistita io abbastanza da non lasciarmi attraversare dalle lame delle tue paure e combattere, combattere anche quando avrei dimenticato per cosa stavo combattendo.
Osservo gli altri e non ho mai visto nessuno che parlasse fitto come facevamo noi, intrecciando le parole, accorciandole per accorciare la distanza tra le mie labbra e le tue, nessuno che riuscisse a comunicare con i baci – chi ci avesse visto avrebbe potuto pensare che li avessimo inventati noi, chi ci avesse visto avrebbe potuto pensare che fossero stati inventati per noi.
Ho cercato di insegnarti la fiducia – di mostrarti con i fatti che in mancanza di fiducia a volte basta ostinazione – quella non mi è mai mancata – ho scordato troppe volte che bisogna essere in due, troppe volte ti ho pensato così forte da finire per vedere solo quello che volevo (se ti avessi non pensato, solo stretto, solo allora avrei saputo che non c’eri) – se ti fossi fatto strada dentro al fumo che mi usciva dalla bocca avresti visto che la mia temperatura non è fatta per scottarti, per scaldarti, certo, sempre, per permettere al tuo guscio di incrinarsi, farti uscire (sarei stata anche capace di guardarti volar via, l’importante era saperti aver curato fino a scioglierti le ali – trattenerti giusto il tempo di infilarmi gli stivali).

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2 thoughts on “Dream the dreams of others then / You will be no one’s rival

  1. “Mi chiedi cosa mi abbia fatto male: la compagnia costante del pensiero di tutto quello che avevamo progettato per noi, il dubbio che quel noi non fosse mai esistito – di non essere esistita io abbastanza…”

    “ho scordato troppe volte che bisogna essere in due, troppe volte ti ho pensato così
    forte da finire per vedere solo quello che volevo”

    “l’importante era saperti aver curato fino a scioglierti le ali”

    Chiara, arrivi sempre nel momento giusto con le parole giuste.

    :*

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