your hair is long but not long enough to reach home to me / but your beard someday might be [*]

I capelli hanno ricominciato a crescermi veloci in testa da quando ti sei rimesso a pensarmi. Prima si spingevano fuori un millimetro alla volta, mi voltavo di scatto verso lo specchio per cercare di sorprenderli e incoraggiarli ma restavano fermi, mi lasciavano scoperto il collo.
Da quando ti sei rimesso a pensarmi mi sveglio di mattina e i capelli mi arrivano alle spalle, mi superano le spalle, fanno onde e boccoli per non rischiare di scapparmi via dalla testa anche se lo so, so cosa vogliono fare: vogliono crescere così tanto da arrivare fino alle tue caviglie, annodarle, riportarti da me.
Non te lo dico perché tu possa scappare: te lo dico sperando che, sapendolo, inizierai a pensarmi ancora più intensamente, te lo dico sperando che, sapendolo, lascerai socchiusa la finestra, per lasciare entrare le ciocche che ti imprigioneranno.
Avevo tagliato i capelli per impedire loro di farmi ritrovare la strada verso la tua casa, avevo tagliato i capelli per impedire al tuo pensiero di continuare ad accarezzarmi la schiena; avevo tagliato i capelli perché non potessi ritrovarmi, riconoscermi, ho continuato a tagliarli finché non hanno capito che non c’eri più, che le tue dita non li avrebbero più cercati, domati, arrotolati, tirati, accarezzati, che nessuno li avrebbe più amati – tantomeno io,
Da quando ti sei rimesso a pensarmi crescono veloci nella tua direzione, li lego, li raccolgo, ma i più ostinati sfuggono dall’elastico o dalla molletta, annusano l’aria per cercare il tuo odore, ti reclamano. Mi entrano nei sogni e ti portano con loro per permettermi di ricordare, mi avvolgono le dita per farmi scrivere parole per te, parole che solo tu capirai – che capirete solo tu e loro, i miei capelli, ostinati, che non si rassegnano alla tua assenza.
Non li pettino perché si annodino seguendo le tue tracce, le tracce di te che ti muovi avanti e indietro e avanti, nodo, indietro e avanti e indietro, nodo, per avere la scusa per tagliarli di nuovo pur sapendo che non rinunceranno alla loro ricerca, non finché continuerai a pensarmi come mi pensi, non finché continuerai a chiamarmi come mi chiami.
Escono dallo scarico della doccia e tentano di attraversare la strada, mi impugnano il volante e cercano di costringermi a sbagliare direzione, a prendere l’unica che conoscono, a cui sono interessati; quella in cui ti trovi, quella in cui mi pensi, quella a cui li chiami.

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