Because I want you [*]

Scrivere di te è come scrivere del mal di testa. Per esempio: adesso ho mal di testa, e quando dico, mal di testa, intendo: è come se la mia testa fosse tagliata a metà, è come se metà della mia testa fosse fatta solo di dolore, un dolore che la riempie e pulsa intorno all’occhio, scende lungo il naso – la metà del naso – si spegne nella nuca. Quando dico mal di testa intendo: sono al buio e questa poca luce, questa poca luce che mi serve per scrivere, mi ferisce gli occhi, e sento il rumore dei tasti come se fossero dentro, dentro alla mia testa, alla metà che è fatta di dolore.
Se un’altra persona mi legge, mi legge adesso, mentre scrivo e descrivo il mal di testa che ho in questo momento, può cercare di immaginarsi come sia, può avvicinarsi a capire se ha sofferto o soffre di un simile mal di testa, che comunque sarà leggermente diverso dal mio.
Allo stesso modo, se provo a scrivere di te mentre ti sono dentro posso solo limitarmi a descriverne l’esperienza fisica dovendo, per forza, ricorrere a metafore, ad approssimazioni, nel tentativo di tradurre qualcosa che non è fatto per essere scritto, qualcosa che è fatto per essere vissuto, e se un’altra persona mi legge, mi legge mentre scrivo e descrivo te, può cercare di immaginarsi come sia, essere noi, può avvicinarsi a capire se ha provato o prova qualcosa di simile, che comunque sarà leggermente diverso.
Se io scrivessi del mio mal di testa domani, quando spero sarà passato, non riuscirei a ricordare le parole giuste per parlarlo: ricorderei solo le parole per dirlo con l’intensità sfumata dei ricordi, di certi ricordi, che, per quanto possano essere intensi, non avranno mai l’intensità dell’esperienza attuale.
Se un’altra persona mi leggesse farebbe ancora più fatica a immaginare come sia, avere questo mal di testa: sarebbe un mal di testa senz’anima, un elenco di sintomi, conterrebbe probabilmente la speranza di quel momento in cui il dolore passa e ogni volta è come se respirassi per la prima volta – qualcuno forse potrebbe provare a consigliarmi terapie o prevenzioni, non sapendo che le ho tentate tutte e che nessuna ha funzionato. Il mal di testa fa parte di me, fa parte di me come il colore dei miei occhi e la forma delle mie labbra. Come ne fai parte tu.
Allo stesso modo, se provo a scrivere di te da lontano, affidandomi al ricordo, posso solo restituire un’immagine pallida di noi – posso riuscire a elencare i modi in cui continuiamo a cercarci, in cui i nostri corpi continuano a cercarsi – le speranze che ho avuto e che ho smesso di sperare.
E allora scusa, se oggi parlo del mio mal di testa e non parlo di te: lui c’è, tu no, lui passerà, tu no – con te le ho tentate tutte e nessuna ha funzionato, e non posso averti e non posso scordarti e non posso che continuare a ricordare, ricordare, ricordare.

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