Dizionario dei giorni normali (dalla M alla Q)

È stato allora che abbiamo iniziato a comprendere il tempo, la sostanza di cui è fatto: di metallo, che si dilata col calore e poi si fonde, rosso, che si frammenta con il gelo; di momenti non scandibili dai nostri orologi digitali – le lancette non facevano per noi, non facevano che confonderci con l’esultanza delle dieci e dieci, l’ora dei mestieri o del riposo, con la lentezza delle lancette che, nei giorni di scuola, disegnavano un’aureola intorno alla testa della maestra. I fogli del calendario si ingiallivano in agosto, i giorni cadevano come le foglie dagli alberi a settembre; c’è un momento per ogni cosa, dicevano le nostre madri, ma quel momento sembrava non arrivare mai o forse eravamo noi a non riuscire ad arrivare a quel momento, impazienti – ancora non conoscevamo la velocità che di lì a pochi anni ci avrebbe cambiati, vivevamo incoscienti il nostro solstizio d’estate e ci pareva interminabile – ci è parso interminabile fino a quando non è finito.
No. Era l’ultima parola che sentivo prima di coricarmi, era la risposta alle mie domande. E allora immaginavo di essere grande: facciamo che ho nove anni e i capelli lunghi, perdevo il sonno a immaginare il modo in cui i vestiti mi avrebbero resa bella abbastanza per potere iniziare ad amare ed essere amata, per potere dare un nome a certe sensazioni che sentivo e mi facevano arrossire nel buio, per potere finalmente controbattere a ogni obiezione che sembrava frapporsi tra me e la libertà.
Ero certa che l’essere libera fosse la chiave della mia felicità, ero sicura di sapere cosa fosse ogni cosa che avesse una parola, ogni cosa di cui avessi letto il significato nel vocabolario. Ero pronta ad appallottolarle tutte per gettarle addosso a chi mi avesse ostacolato, ero pronta al pensiero di essere pronta ma non all’esserlo davvero – mai ci avrei creduto, se me l’avessero detto!
Non mi sono mai fidata di nessuno, solo dei miei errori: combattevo contro chiunque tentasse di impedirmi di commetterne ancora e ancora, ancora e ancora fino a quando non sarebbe arrivato qualcuno a proteggermi da me stessa, dalla forza che non avevo chiesto di avere. Qualcuno che mi insegnasse ad avere paura delle cose giuste, non di quelle sciocche che mi sembrava continuassero a rendermi bambina e che cercavo di allontanare con gli incantesimi che conoscevo, che cessavano di funzionare quando, nei sogni, smettevo di mormorarle, rigirarmele tra i denti come caramelle o come pietre. Nei miei sogni dovevo correre con le gambe stanche dei giochi del pomeriggio, con le gambe stanche che rifiutavano di muoversi – non un altro passo; nei miei sogni dovevo urlare con la gola irritata dalle grida giocose per chiamarci da un balcone all’altro, con la gola irritata che rifiutava di aprirsi e lasciare uscire le mie implorazioni.
Costruivo fortezze di cuscini e coperte perché mi salvassero come la mia pelle non sapeva fare, troppo sottile e già segnata dal sole e dagli inciampi, così sottile che, se avessi mai tentato di sfuggirmi mi sarebbe rimasta alle spalle come un’ombra o un fantasma. Non tentavo nemmeno di voltarmi, affrontare il nemico: sapevo che, voltandomi, non avrei potuto che vedermi, vestita solo dei miei traumi.
Intuivo il modo in cui il passato stava tracciando sul quadrante della mia vita i solchi che mi avrebbero resa diversa da quella che ero in quei giorni, i miei giorni normali, per prepararmi alla semina di ciò che sarei diventata col tempo non sapendo che sarei stata raccolta, trapiantata, che mi sarei ritrovata – recisa – in un vaso, non una rosa ma un bocciolo chiuso, chiuso e duro, non una rosa ma una margherita da sfogliare, non m’ama, non m’ama, non m’ama.

[continua]

+ il Dizionario dei giorni normali (dalla A alla E)
+ il Dizionario dei giorni normali (dalla F alla L)
+ il Dizionario dei giorni felici di Nemo (dalla M alla Q)
+ il Dizionario dei giorni disperati di Malapuella (dalla M alla Q)
+ il Dizionario delle notti smarrite di Julie Kohler (dalla M alla Q)
+ il Dizionario delle notti distanti di Violentafiducia (dalla M alla Q)

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