balloons look good from on the ground / I fear with pins and needles around

Facciamo che la pelle è il mio contenitore. Non è un contenitore che abbia una forma precisa – ha la mia forma, gliel’ho soffiata io e gliel’hanno soffiata tutti quelli che mi hanno baciata la bocca.
In alcuni punti è molto sottile e ci si vede attraverso; all’interno delle braccia, per esempio, nello spazio tra il collo e il seno, intorno agli occhi. In altri punti è molto spessa, nella maggior parte dei punti ha uno spessore normale, credo, anche dove sembra molto spessa per via di certi segni che la solcano e sembrano profondi.
Se la pelle è il mio contenitore deve contenermi, cioè contenere me. In alcuni punti tendo a esondare, e allora, oltre alla pelle, ci sono le ossa.
La fronte, per esempio. La fronte in questo momento sta tenendomi dentro i pensieri, continuano a rimbalzarci contro.
I desideri stanno tra le costole, e allora è facile che spingano fuori, tra una costola e l’altra. Sarebbe più facile se fossero fuse insieme, le costole, perderei in elasticità ma ne guadagnerei in sicurezza.
La pelle è il mio contenitore e se la tagliassi seguendone i contorni e poi la stendessi sul tavolo lo coprirebbe tutto, credo. C’è tanto da contenere, sempre di più, e la pelle si adegua, a volte si strappa, si smaglia. Deve contenere le mie imperfezioni e il mio pensiero di essere imperfetta. I pensieri, come i desideri, tendono a gonfiarsi. Li ritengo, si accumulano in alcuni punti e se fossero più leggeri dell’aria inizierei a volare come quei palloncini a forma di coniglio.
Una volta all’anno potevo comprare un palloncino a forma di coniglio. Credo fosse a forma di coniglio, almeno: aveva le orecchie ma non aveva il muso.
Arrivando verso il lago, dove c’erano i venditori di palloncini a forma di coniglio, se ne potevano vedere a decine – palloncini a forma di coniglio impigliati tra i rami alti degli alberi, palloncini a forma di coniglio che correvano verso le nuvole. Lo sceglievo viola, il mio, me lo facevo legare intorno al polso per non perderlo.
Se io iniziassi a volare come uno di quei palloncini a forma di coniglio, mi prenderesti al volo? Mi legheresti intorno al polso per non perdermi?
I palloncini a forma di coniglio erano diversi da quegli altri palloncini, quelli che gonfiavo spremendomi i polmoni e le guance. La mia aria non era abbastanza leggera, i miei palloncini non volavano.
I miei desideri e i miei pensieri sono leggeri, però. Non sono a forma di coniglio, sono a forma di me, ma potrei alzarmi in volo da un momento all’altro.
Quasi sempre finivo per perderli comunque, i miei palloncini viola a forma di coniglio. A volte esplodevano scontrandosi con la sigaretta che pendeva dalle labbra di qualcuno. A volte riuscivo a portarli a casa ma esplodevano contro i lampadari. I palloncini a forma di coniglio facevano di tutto per scappare, per scampare al loro destino – scoppiare o sgonfiarsi, finire raggrinziti e polverosi sul pavimento della mia cameretta.
Se io iniziassi a sgonfiarmi mi libereresti prima di lasciarmi morire? Mi piace pensare di sì, che taglieresti il filo tenendomi in ricordo un pezzo intorno al polso, pensandomi ogni volta che mi guardi il cielo. Hai imparato a mantenere le promesse? Prometti.

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4 thoughts on “balloons look good from on the ground / I fear with pins and needles around

  1. C’è stato un momento da bambino che me li facevo comprare spesso i palloncini e puntualmente poi mi sfuggivano. Ma quando fuggivano volando in alto nel cielo… da un lato ci restavo male certo, ma al tempo stesso era affascinante vedere questo oggettino che un attimo prima tenevo fra le mani e ora schizzava talmente in alto, in regioni in cui non sarei mai potuto arrivare e se ne andava da solo così… alla ricerca di altre avventure.
    Ero un po’ fantasioso pure da piccino…

    1. Una volta mi sa che ci ho scritto un tema, da bambina, sui viaggi di un palloncino. Chissà dov’è finito, il tema – e chissà dove avrò fatto finire il palloncino!
      Non nascondo di esserne affascinata ancora oggi, che piccina non sono…

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