You have a splinter, and I have a thimble / I will pull it in with movements so nimble [*]

Il bicchiere è caduto e una parte è rimasta intera, una parte si è divisa in quattro pezzi, una parte in dieci, una parte in briciole, o schegge. Ho preso i quattro pezzi, i dieci pezzi, li ho messi nella parte intera. Ho spostato le briciole, o schegge, con il dito, perché fossero tutte vicine, si trasformassero in qualche modo in una cosa che avrei potuto raccogliere. Ho avuto paura di pungermi. Ho avuto paura che una scheggia mi entrasse il polpastrello per rimanerne incastrata, azzurra e imprendibile.Una volta diceva: attenta alle schegge. Se ti entra una scheggia sottopelle devi tirarla via subito, o arriverà ai capillari, dai capillari arriverà ai vasi, trasportata dalla corrente, dai vasi arriverà dritta al cuore, bucandolo. Sono caduta e una mia parte è rimasta intera, una mia parte si è divisa in quattro pezzi, una mia parte in dieci, una parte in briciole, o schegge.La parte che si è divisa in briciole, o schegge, era la parte di te che portavo dentro. Era composta delle cose in cui credevo, delle cose in cui speravo, dei momenti passati insieme, del tuo respiro sulle mie scapole un attimo prima di affondarmi i denti per farmi vibrare, gridare. Era composta delle cose di cui non ti credevo capace, delle speranze che ti pensavo possedere, dei momenti passati insieme, del mio respiro nei tuoi capelli un attimo prima di affondarti i denti nei lobi per farti vibrare, gridare.Ho preso i quattro pezzi, i dieci pezzi, li ho incollati alla parte intera. Ero una donna spezzata ma pur sempre una donna – eri il mio terzo occhio, l’unico che vede, l’unico che non piange – ho spostato le briciole, o schegge, con il dito, perché fossero tutte vicine, si trasformassero in qualche modo in una cosa che avrei potuto raccogliere. Ho avuto paura di pungermi. Ho avuto paura che una scheggia di te mi entrasse il polpastrello per rimanerne incastrata, rossa e imprendibile.
Una volta diceva: attenta alle schegge. Mi sei entrato sottopelle, una cosa così minuscola, un piccolo corpo estraneo – ho pensato che la mia pelle ti avrebbe avvolto, respinto, rendendoti innocuo. Mi sei arrivato ai capillari, dai capillari mi sei arrivato ai vasi, trasportato dalla corrente, dai vasi sei arrivato dritto al cuore, bucandolo.
Una goccia alla volta mi perdo. Non sopporto di sentirti dormire là in mezzo alle sopracciglia, non sopporto di starmi perdendo, stillandomi col rumore di una goccia che sale le scale – non sopporto di essere stata perduta, di non essere stata capace di rigettarti, rimetterti, rimetterti al mio giudizio, di non essere stata capace di condannarti all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, di smettere di vigilarti mentre, una goccia alla volta, mi perdo.

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