You are too young to put all of your hopes in just one envelope

Volevo dirti che ci sono e invece di dirti: ci sono, ti ho rovesciato addosso tutto un pezzo di vita, come se dire: ci sono, non fosse abbastanza, come se le parole: ci sono, non fossero abbastanza pesanti da arrivarti, farti sentire la mano sulla spalla.
Volevo dirti che mi importa e invece di dirti: mi importa, ti ho chiesto: come stai? Pur sapendo che se avessi voluto parlarne, parlare di come stai, lo avresti fatto senza bisogno che io te lo chiedessi. Come se dirti: mi importa, non fosse abbastanza, come se le parole: mi importa, fossero solo parole senza un’azione, senza l’azione che c’è dietro le parole: mi importa, l’azione di farmi contenitore di te e dei tuoi pensieri, di farmi pelle per te e per le tue ferite.
Noi, che le parole le distilliamo, ce le spargiamo davanti sulla scrivania e scegliamo quelle adatte. Noi, che restiamo in silenzio quando sappiamo che le parole sarebbero solo rumore.
Volevo dirti di entrare e invece non ce n’è stato bisogno, conoscevi la strada e sapevi come percorrerla in punta di piedi per arrivarmi.
Volevo dirti di restare e invece non ce n’è stato bisogno, sapevi dove accomodarti, nella posizione in cui si possono sfiorare le spalle e gli sguardi.
Le cose che volevo dirti le hai capite senza che avessi bisogno di dirtele; le cose che non sono pronta a dirti le trattieni tra le mani in attesa di lasciarle volare, quando verrà il momento.
Ci siamo scambiate la voce, ci siamo scambiate lo sguardo per leggerci – tu per leggere me, io per leggere te – negli angoli in cui, da sole, non riusciamo a vederci. Chiudiamo cerchi, annodiamo cordoni, ingarbugliamo fili che riusciamo a filare solo in questo modo, tirandoceli fuori dalla gola con le unghie finché le parole non sanno di metallo e di sale, finché le lettere che le compongono non perdono definizione, l’inchiostro che si spande, la carta che si macchia, goccia a goccia – è il nostro modo di asciugarci le guance, non con i fazzoletti ma con le lettere che scriviamo firmandoci con altri nomi anche se non le spediremo mai, anche se non verranno mai lette o verranno lette da chiunque, che poi è la stessa cosa.
Volevo dirti che ti ho riconosciuta e invece ti ho ringraziata per avermi riconosciuta, volevo dirti che sei la matita che sottolinea le mie parti migliori e invece ti ho ringraziato per avermi vista, e ancora non capisco – volevo dirti quello che ti ho detto o volevo dirti tutto quello che mi è rimasto impigliato tra le righe?

[*]

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