track number seven

Mi sono fatta i capelli neri ma non se n’è accorto nessuno perché io sono così, in realtà, con i capelli neri, e allora magari prima mi guardavano e sentivano che c’era qualcosa di strano, qualcosa che non andava, e invece con i capelli neri è stato come riconoscermi, alla fine, che è un po’ come vedere per la prima volta qualcuno che non si è mai visto ma sapere che è proprio quella persona lì, la persona che pensi tu, ed è un po’ come rivedere dopo tanto tempo una persona e ritrovare tutte quelle cose che hanno continuato a renderla lei nel ricordo. Io sono capelli neri.
Ancora non sono riuscita a imparare tutti i nomi. Non capisco il criterio con cui li ricordo, non è questione di simpatia né di tempo passato insieme, forse di corrispondenza tra nome e viso, perché certe persone non potrebbero chiamarsi in nessun altro modo e altre, invece, potrebbero o forse addirittura dovrebbero avere un nome diverso, perché il nome che hanno non gli somiglia. Il mio se lo ricordano perché io sono Chiara capelli neri, è sempre stato così, fin da quando ero piccola, non c’è niente da fare.
La cosa che mi piace di più è parlare con quelli con cui non ho mai parlato. Abbiamo poco tempo, dieci o quindici minuti nei quali correre verso il bar per prendere un caffè e fare la fila per ordinarlo, il caffè, e fare la fila per pagarlo, perché siamo tutti lì, e intanto parliamo e parliamo, forse perché siamo stanchi di ascoltare e abbiamo bisogno di parlare, anche, e ci facciamo un sacco di domande, e ogni volta è come se, per la prima volta, trovassimo qualcuno che ci fa le domande giuste, qualcuno che sa che domande fare e in che ordine farle, e per un momento è come se tutto girasse nel verso giusto, si parla si parla si parla e si continua a sorprendersi: anch’io! E alla fine per quanto tempo potremo passare insieme chissà se ci conosceremo mai, anche se già pensiamo a quando farà più caldo e potremo passare la pausa pranzo al parco o all’inizio dell’estate, quando ci troveremo a dover convivere per qualche giorno e secondo me facciamo tutti solo finta che non ci sia niente di strano, niente di cui avere paura, perché non è ancora arrivato il momento di mostrare certe debolezze, e forse non arriverà mai. Dico: certe debolezze, perché altre invece le ostentiamo, quasi, quelle che siamo certi di riuscire a superare per il solo fatto di essere lì, insieme, ma è tutta una finta. Lo capisco perché, mentre stiamo ascoltando, ci sono dei momenti in cui io non posso fare a meno di sorridere. Chiara capelli neri e fossette, sorriso pavloviano quando sento certe parole, certe frasi, un sorriso che vuole dire, è vero, è così, che bello che è così e non sono da sola. Ma nessuno sorride. Forse il sorriso non fa parte delle loro caratteristiche, quel sorriso lì, dico. Ma io ce l’ho, e allora decido di fare la cosa che mi fa più paura e di farla sorridendo. Perché sono la persona che sono stata ma adesso sono la persona che sono adesso, e se la persona che sono stata e la persona che sono adesso sono riuscite a fare la pace, be’, niente è impossibile.

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