There is no right way or wrong way, you just have to live / And so I do what I do, and at least I exist [*]

Mi sembra che per essere intransigenti si debba essere molto giovani o molto inesperti.
Mi viene in mente quella volta, avrò avuto cinque anni o forse meno, ero a passeggio con mia madre ma non mi teneva per mano, forse perché sapeva che bastava il suo sguardo – che diceva di avere anche dietro, sulla nuca – a tenermi vicina a lei, lontana dai pericoli, o forse perché eravamo su una strada chiusa al traffico. Credo fossimo andate a prendere il pane – in realtà stavo pensando: credo fossimo andate a prendere i grissini, perché in quel posto, nel posto in cui andavamo a prendere il pane, facevano questi grissini lunghissimi, alti quasi quanto me, dorati, profumati. Forse non li compravamo neanche, forse era la signora del pane che me ne allungava uno, non ricordo. Questo del pane e dei grissini è un ricordo che non ricordavo di avere, fino a quando non ho iniziato a scrivere.
Comunque. Ero rimasta un poco indietro, rispetto a mia madre, per guardare una vetrina o l’entrata del museo – o meglio, del mvseo – dietro al cancello, e ho iniziato a correre per raggiungerla; come al mio solito, sono inciampata – nei miei stessi piedi o nelle stringhe slacciate o in un cubo di porfido spostato – e sono caduta allungando le braccia per ripararmi.
Sono caduta allungando le braccia per ripararmi e la mano mi è finita dritta su un mozzicone di sigaretta ancora acceso – l’ho spento io, col palmo, e bruciava e bruciava e probabilmente mi sono messa a piangere, sicuramente ho giurato a me stessa che, quando fossi stata abbastanza grande per fumare (nemmeno mi è passato per la testa che avrei potuto diventare grande e non fumatrice) non avrei mai e poi mai gettato un mozzicone a terra senza spegnerlo. Ricordo il giuramento solenne che feci a me stessa, il pensiero che correva a tutte le bambine del mondo, a tutte le bambine maldestre del mondo, quelle bambine che inciampano nei piedi o nelle stringhe slacciate e se io fossi diventata grande e avessi spento ogni mozzicone fumato nessuna di loro avrebbe dovuto soffrire nel modo in cui io stavo soffrendo in quel momento.
Quando ho iniziato a fumare, a gettare i mozziconi posizionandoli tra l’unghia dell’indice e il polpastrello del pollice per farli volare lontani, all’inizio mi guardavo intorno alla ricerca di bambine di quattro o cinque anni per non sentirmi in colpa. Per un periodo ho saltato su entrambe le suole sul mozzicone di turno per via di un qualche gioco o rito che andava di moda, qualcosa che aveva a che fare con la realizzazione di desideri, per lo più amorosi. La maggior parte delle volte ho gettato i mozziconi a terra con noncuranza, senza pensare alla possibilità che qualcuno o qualcuna avrebbe potuto bruciarcisi la mano.
Allo stesso modo ho escluso la possibilità del tradimento fino a quando non ho tradito, ho condotto una crociata contro gli stupefacenti fino alla prima canna, ho creduto fermamente in molte cose fino a quando l’esperienza non mi ha insegnato che ogni storia ha la sua storia, che gettare fuori dal finestrino quel biglietto del cinema, in un dato momento, non è inquinare l’ambiente ma pulirmi, che il torto e la ragione sono animali strani o lo stesso animale, a seconda del punto dal quale li si guarda.

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9 thoughts on “There is no right way or wrong way, you just have to live / And so I do what I do, and at least I exist [*]

  1. In fondo, tutto dipende dal sistema di riferimento..non esiste l’assoluto, non esiste fare di tutta un’erba un fascio, etc etc. Il contesto è determinante, e a volte finche non ci inzuppi i piedi non ti è chiaro a priori..

    Ps: sito in cambiamento?!

      1. Cose da non dire: mai e per sempre. Hai proprio ragione, tutto è sottoposto ai cambiamenti. Mi piace un sacco (ma mi sconcerta nello stesso tempo) la facilita del senno di poi.. Qando ripensi a qualcuno e ti dici “col senno di poi menomale che tra noi è finita..”, oppure ripensi ad una scelta importante e dici ” si è rivelata quella giusta”. Il senno di poi è sempre ottimista, è un abbraccio confortante, una pacca sulle spalle.. È straziante quando nemmeno lui ti può confortare, quando non trovi nessun “senno” nel “poi”. E Llora aspetti il giorno in cui cambierà il sistema di riferimento.

        Scusa, ho messo insieme varie cose andando sicuramente fuori tema.. Una chiacchierata forse renderebbe questo expandersi più lecito ;)

        Ps:sito carinissimo. Definitivo o meno che sia!

  2. sono stata così scioccamente sicura di tante di quelle cose,quand’ero giovane e ancora priva delle opportunità di darmi torto…ora ci ripenso con tenerezza,perchè l’ho pagata tutta,quella rigida inflessibilità,quando cadendo assieme ad ogni certezza,ho dovuto raccogliermi col cucchiaino e rimettermi insieme senza più la colla…
    meravigliosi arroganti e ignari e inesperti,nascono gli esseri umani.difficile è cambiare.

    1. Sei bellissima.
      La cosa grave, secondo me, è quando si continua a essere arroganti&ignari (di esserlo, anche). Perché la prima cosa che ti insegna la vita è a non dire mai: mai, né per sempre. E vale quando pensiamo a noi stessi e vale quando pensiamo agli altri, forse ancora di più.

  3. ecco, l’intransigenza! io mi sa che son rimasto inesperto allora, perchè sul molto giovane ormai avrei qualche dubbio, pur non essendo matusalemme. Ma se a trent’anni uno ancora si crede intransigente e si comporta come tale, e al tempo stesso sbaglia di continuo perché magari si rende conto di applicare l’intransigenza ma poi si non autoapplicarla a se stesso… (insomma un vero macello).
    Insomma ciò che voglio dire è che uno dei miei crucci è quello di avere sempre delle alternative su tutto, di credere una cosa ma di sospettarne anche il contrario. E’ un comportamento da schizofrenici, ma soprattutto un atteggiamento che ti blocca, perché nell’indecisione resti sempre impantanato nel mezzo.

    Complimenti per il passaggio ;)
    Ormai tutti si appropriano giustamente del proprio blog ^^

    1. Ti prego, insegnami! :)
      Io sono intransigente *solo* con me stessa, sbaglio di continuo, con conseguenti sensi di colpa – insomma, un vero macello.
      Però credo di avere capito cosa intendi, anch’io tendo sempre a dubitare (io dico: dubitare, non sospettare) di quello che penso, sento, faccio, finendo per rimanere impantanata (o per prendere decisioni affrettate, con le conseguenze del caso).

      Grazie ^^ mi sono appropriata solo del dominio, così è un po’ più facile!

      1. Il problema della mia intransigenza è che si scontra con quella indecisione dubbiosa di cui sopra. Mi piacerebbe avere delle risposte secche per alcune cose, ma mi rendo conto che invece non faccio altro che dubitare. Vero che i filosofi greci esaltavano il dubbio, ma c’è modo e modo. Se quel dubbio diventa pantano – o come giustamente scrivi tu (cosa che condivido, ma va?) si prendono per contrasto decisioni affrettate solo per smuoversi – non ci vedo molta saggezza…

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