Let’s forget when forget what forget how [*]

Facciamo che un giorno ci incontriamo e cominciamo a parlare. Tu mi racconti di quando eri bambino e io ti mostro tre fotografie: nella prima ho un anno e sto in piedi di fronte all’albero avvolta in una tuta azzurra che mi fascia dal collo ai piedi, tra le labbra mi pende una sigaretta; nella seconda ho quattro anni, la bocca spalancata dietro a un microfono che occupa buona parte dell’inquadratura. Nella terza sono un poco più grande e mi sfilo le forcine dai capelli, le infilo tra i denti come ho visto fare ai grandi.
Un giorno ci incontriamo e cominciamo a parlare e tu mi racconti delle scuole medie. Io ti mostro una foto in bianco e nero nella quale indosso ancora una camicetta e un maglione di lana, sono molto alta e nascondo l’apparecchio per i denti. Io ti mostro una foto a colori nella quale indosso un paio di pantaloni della tuta e una maglietta e rido sguaiata in mezzo ai maschi. Io ti mostro un’altra foto in bianco e nero, le scarpe sono le stesse che indosso ora, ora che ci siamo incontrati e che ci stiamo parlando, sono seduta e tengo le braccia rilassate e il mento alto perché non devo dimostrare più niente a nessuno, ho baciato e sono stata baciata, ho desiderato e sono stata desiderata.
A questo punto cercherei una scusa per scappare. Cercherei una scusa per scappare perché non ho più fotografie da mostrarti, avrei una tac, un tracciato elettroencefalografico, analisi del sangue, i risultati dell’elettromiografia, più elettrocardiogrammi di quanti ne possa contare. Sarei obbligata a mostrarti come sono dentro, come sarebbe fatta la mia testa se fosse fatta a fette, il ritmo con cui batte il mio cuore, la forma dei miei pensieri, la mia composizione. Tu parleresti e mi racconteresti delle feste a cui hai partecipato, degli scherzi che hai organizzato, dei tuoi primi amori, degli amici di un tempo che ancora sono amici e mi presenteresti o mi presenterai; io dovrei aprirmi la cerniera e inizierei a parlare un linguaggio diverso, un linguaggio che tu non capiresti, un linguaggio che posso parlare solo con certe persone e spesso nemmeno ci serve, ci basta guardarci negli occhi.
Facciamo che io ascolto e che tu parli. Facciamo che tu c’eri e non devo raccontarti. Facciamo che non ci incontriamo mai, che mi leggi tra le righe.

[*]

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5 thoughts on “Let’s forget when forget what forget how [*]

  1. da “a questo punto” penso che tu stia parlando di ciò a cui sto pensando io e che tutto questo sia pazzesco e che sia pazzesco anche quanto corrisponda alla realtà di come sono andate le cose. perdona la confusione.

  2. mi sono innamorata delle tue parole,di tutto quello che scrivi.
    ho letto tutto,d’un fiato,in una notte!
    sei bravissima,e come ti è gia sta detto,di un’intensità disarmante.

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