“Why are you so far away?” she said / “Why won’t you ever know that I’m in love with you?”[*]

Non so perché sono finita a dirle di noi, del modo in cui, a un certo punto, fossi tornato. So però che c’è stato un momento in cui lei mi ha detto: le emozioni vere escono cristalline dalla bocca e dalla penna, e tu lo sai bene. Ho pensato alla tua bocca, prima di pensare alla tua penna, mi sono distratta pensando ai baci che ci davamo, lunghissimi, perché ogni bacio era come fosse il primo era come fosse l’ultimo.
Mi dicevo che le tue emozioni vere uscivano dagli occhi. Con la penna tendevi a ingarbugliarti, con la bocca facevi fumetti di promesse di chewing-gum che poi rimasticavi.
L’unica volta che mi hai scritto le tue emozioni è stato quando hai pensato di avermi persa.
L’unica volta che mi hai detto le tue emozioni è stato quando hai saputo di avermi tua.
Negli occhi, invece, avevi iridi color del sentimento dorate da pagliuzze di richieste di perdono. Sapevi di non potere fare altro che ferirmi, anche quando non l’avresti voluto, mi dicevo.
Mi chiedevo quante volte avresti avuto bisogno di perdermi prima di capire di non potere fare a meno di me.
Mi chiedevo quante volte avrei dovuto perderti prima di soccombere, di immergermi lenta nel fiume di tutte le lacrime versate – le mie, le tue, le nostre mescolate sulle guance sulle labbra sulle ciglia mentre ci bevevamo dicendoci addio, non andare, addio, resta – nelle tasche del cappotto i sassi dei tuoi tradimenti che mi avrebbero trascinata sul fondo dove sarei diventata una conchiglia chiusa, un forziere forzato, gabbia toracica per pesci.
Avrei acceso il fuoco per te, ti avrei riempito calici di vino rosso e avrei scelto il più lungo dei libri per accarezzarti con la voce mentre tu, sfilati gli stivali, ti saresti riposato, vegliato dal mio sguardo.
Avrei accordato la chitarra per pizzicarne le corde nelle sere d’estate, sotto al portico di legno, per cantarti la gioia di vederti tornare.
L’acqua mi ha gonfiata, crepata, le piogge mi hanno lavato la carne di dosso e di dentro e le mie orbite vuote continuano a guardare al cielo aspettando che tu decida finalmente di uscire, che tu decida finalmente di entrare.
Mi chiedevo quante volte avresti avuto bisogno di perdermi prima di capire di non potere fare a meno di me.
Mi chiedevo quante volte avrei dovuto perderti prima di soccombere e infilare la testa nel forno a gas della nostra passione dopo avere scritto un’ultima poesia, imburrato i figli mai avuti, cambiare colore mentre dal naso mi usciva la vita, mi entrava la morte – mentre a rigarmi le guance non sarebbe stato il pianto ma il ripiano a griglia.
Ti aspetto chiedendomi se mi amerai ancora quando avrò i capelli bianchi, la pelle rugosa – ti aspetto chiedendomi se mi amerai ancora quando la mia schiena non sarà più la lavagna perfetta sulla quale scrivere le tue imperfezioni – ti aspetto chiedendomi se mi amerai ancora, pur sapendo che non mi hai amata mai.

[*]

Annunci

2 thoughts on ““Why are you so far away?” she said / “Why won’t you ever know that I’m in love with you?”[*]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...