Mixtape[*]

Mio nonno cantava: vieni, c’è una strada nel bosco.
Mio padre cantava: c’è una casa bianca che, che mai più io scorderò, mi é rimasta dentro il cuore come la mia gioventù.
Io avevo cinque anni e pensavo che la strada nel bosco portasse alla casa bianca, e la casa bianca mi faceva spavento e, di conseguenza, anche la strada nel bosco.

Non so come avessi fatto questo collegamento nella mia testa di cinquenne – le occasioni nelle quali li sentivo cantare erano diverse e non associabili, e nella canzone del bosco non si parlava di case e nella canzone della casa non si parlava di boschi – ma questa casa bianca la immaginavo in un luogo isolato, come poteva – appunto – essere un bosco – isolato abbastanza da permettere ai malvagi tenutari (lei segaligna e torva, lui unto e scostante) di segregarvi tutti i bimbi come me che avrebbero gridato e gridato e gridato senza che nessuno potesse sentirli.

Questo 2010 è stato stranamente povero di canzoni. Ce ne sono due che potrei associare allo stesso tempo a momenti meravigliosi e alla loro fine ma, proprio per questo, ho scelto di continuare ad ascoltarle come le ascoltavo anni fa, per non rovinarmele per sempre.
Ce n’è una che ho ascoltato in un film guardato sul divano con mia madre, lasciandomi abbracciare, e questa invece me la tengo stretta anche se mi fa piangere ogni volta che la ascolto.
Ce n’è una che andava in filodiffusione quando ci siamo incontrate per la prima volta e ancora non sapevamo che saremmo diventate così importanti l’una per l’altra, e se penso che per tutto questo tempo siamo state a un passo dallo sfiorarci senza mai farlo, se penso che avremmo potuto addirittura perderci… non ci penso, canticchio la canzone che è rosa come eri tu quel giorno – anche se la nostra parla di zanzare e di autan e l’abbiamo rubata nel giorno più bello dell’autunno.
C’è la musica che ha accompagnato le mie parole e per la quale non potrò mai ringraziare abbastanza, c’è una canzone dei Radiohead che mi fa capire perché ci siamo trovate e riusciamo ad abbracciarci anche se, diciamolo, non siamo tipi da abbracci. C’è la canzone che ascolto guardando verso nord e chiedendomi quando tornerai, e quell’altra che parla di fichi d’india e spine dei cardi e mi fa guardare verso sud a chiedermi perché ci siamo trovate se dobbiamo essere così lontane e i Diaframma al centro, quasi da sempre e sempre.
Ci siamo noi che ci facevamo le cassette e adesso ci parliamo così forte che la musica non può che restare bassa, siamo già musica noi, per aspera ad astra.
Poi ci sono le canzoni che ci inventiamo noi, ma sono un segreto che deve restare nostro. Sono quelle con le quali quest’anno si chiuderà e ne inizierà uno nuovo, e non posso neanche dire: migliore di questo, ora che ho messo nero su bianco certe cose, le cose per cui vale la pena, canzoni o non canzoni.

[*]la foto l’ha scattata lui, che ringrazio per avermi portata indietro, per avermi fatta guardare avanti.

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One thought on “Mixtape[*]

  1. son onorato di aver fatto da trampolino per un tuffo all’indietro nei ricordi:
    anch’io ho ripensato a quando si studiava con la radio in sottofondo, sperando che prima o poi passasse una delle canzoni necessarie alla struttura musicale che ci si era progettati in testa, poi rimontare e riversare e poi sbizzarrirsi nella creazione della copertina; prepararsi le musicassette era quasi arte

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