A cloud of smoke trying to occupy space [*]

Penso a come sarebbe stata la mia vita se non ti avessi mai incontrato. Non riesco bene a immaginarne i dettagli, e non perché mi manchi la fantasia: è solo che ci sei entrato di forza, hai lasciato un segno in ciascuno dei giorni in cui ci sei o non ci sei stato da quando ti ho incontrato e quindi tutto quello che riesco a immaginare è la mia vita così com’è stata ma con dei buchi in mezzo, un libro con degli errori di stampa in cui certe pagine si ripetono e certe altre mancano, o un calendario di quelli che ti regalano in banca alla fine dell’anno e ogni tanto lo apri a caso, ne strappi una pagina perché hai bisogno di appuntarci qualcosa e quando ti servirebbe davvero un calendario, un calendario per vedere, che ne so, che giorno era il 7 marzo, o il 15 settembre, trovi solo lo strappo.
Se penso alla tua vita se non mi avessi mai incontrata mi viene più facile, assomiglia molto alla tua vita prima che mi incontrassi e alla tua vita adesso, una via di mezzo, perché mi sembra di non avere lasciato il segno: ti lasciavo un livido sul braccio ogni volta che ci salutavamo per avere la certezza che qualcosa di mio ti sarebbe rimasto per un po’, ma come un livido mi sono ingiallita, sono guarita – se fossi stata una frattura almeno ti ricorderesti di me nei giorni di pioggia, se fossi stata un taglio sarei diventata una cicatrice, se fossi stata un’ustione – be’, lo sai tu e lo so io – e forse il fatto di avere scelto i lividi come simbolo, come simbolo di me in te, dice qualcosa della certezza che ho sempre avuto – che sarei entrata, uscita, che avresti passato l’aspirapolvere a ogni mio passaggio riempiendo il sacchetto di capelli, pelli, squame di pelle, e poi le cose che hai buttato via, quelle che hai distrutto, quelle che hai cancellato – che in fondo è un modo come un altro per dire: non sei mai esistita.
Io ho tenuto il buono anche se, per tenerlo, ho dovuto per forza tenere anche il meno buono – tu ti sei liberato di tutto. E allora la mia vita sarebbe diversa se non ti avessi mai incontrato, anche se non so bene come, e la tua vita invece sarebbe uguale, se non mi avessi mai incontrata, ed è l’ennesima riprova del fatto che tu per me sei stato importante, io per te non sono stata.
Mi dispiace non essere stata. Non ho paura della morte, non ho paura del buio, non ho paura dei ragni – solo tre cose mi fanno paura: il sangue, gli aeroplani e scomparire.
Mi dispiace non essere stata perché ho paura di scomparire e per questa mia paura ho fatto di tutto per tenerci in vita, perché la mia presenza nella tua vita avesse un senso, perché oggi, mercoledì 29 dicembre, o tra due anni, chiedendoti come sarebbe stata la tua vita se non mi avessi incontrata, avresti potuto risponderti: non sarebbe stata vita. Invece alzi le spalle, ti gratti le croste della solitudine, sollevi quelle della nostalgia partendo dai bordi fino a quando non iniziano a sanguinare e io devo smettere di guardare. Non saprò mai se, per un istante, ti sono passata negli occhi. Sempre che tu ancora li abbia.

 

[*] la foto è sua, che è mio fratello non di sangue, ma di lividi e panchine.

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