[…]Serviranno A Fingere Che Voglia Non Ho Più[…]

Non serve a niente. A cosa serve che io compia lo sforzo di scivolarmi all’indietro sul materasso fino a raggiungere la posizione che mi permetterà di appoggiarmi il portatile sulla pancia e scrivere, a cosa serve quando potrei restare rannicchiata a stringermi la pancia che fa male e nascondermi da questa giornata tra le coperte pesanti? A cosa serve che io continui a cercare nuove parole e nuovi modi di starti accanto se poi torniamo sempre al punto di partenza, un passo avanti e due indietro e mi faccio luce e ti infili gli occhiali da sole e mi faccio pioggia e apri l’ombrello e mi faccio voce e ti tappi le orecchie?

Mi arrendo all’impossibilità, chino la testa stringo la gola dov’è infilzata la lisca delle parole non dette rimaste incastrate nelle risposte che non ho dato – non so più raccontarmi da sola non posso più scrivere ciò che ho già scritto e riscritto e riscritto non posso pensare e rischiare l’assalto frontale della nausea e del vuoto, della nausea da vuoto d’aria di vita da vuoto di futuro il futuro che mi imbianca i capelli che strappo e così resto sempre presente ma mai a me stessa, sono stata bella solo in una fotografia o forse in due ma poi è finita e adesso sono deforme e porto sul viso le tracce di sale del pianto, porto sul viso le tracce del tutto e del niente, le tracce delle notti a combattere contro quei sogni dove ci sei e non ci sei che ripetono sempre la stessa sceneggiatura, la stessa che finisce con l’imposizione contro me stessa eppure ogni notte concedo una nuova promessa, concedo una nuova carezza, anche nei sogni in dormiveglia dove lui mi spiega e non voglio ascoltare, dove tu mi pieghi dove non mi voglio piegare, mi piaghi senza nemmeno toccarmi, mi piaghi a parole e omissioni, dove lui mi dispiega scenari che non voglio vedere, non posso, senza occhi e senza luce e non vedo l’ora di svegliarmi e ritrovarmi accanto il gatto che è a casa, quell’altra, non vedo l’ora di dormire e non svegliarmi e ancora dormire, non vedo l’ora di finire, iniziare, imparare quanto basta il coraggio che non ho mentre i capelli si spargono sul cuscino dove appoggio la testa, serpenti neri che viaggiano in ogni direzione, soprattutto in quelle sbagliate per quanto io cerchi di afferrarli, raccoglierli, carezzarli incrociando le braccia chiudendo gli occhi per darmi l’illusione di altre mani, riaprendo gli occhi per ripetere lo scontro con la realtà uscendone sempre sconfitta, e il dolcificante nel caffè alla mattina non basta a sciogliere la patina amara che ho sulla lingua, la patina dell’improbabile che diventa insolubile assurda chimera –

(era il quattro febbraio e scrivevo queste parole e chissà se le ho mai fatte leggere a te a lui a qualcun altro, era il quattro febbraio ed ero piccola e adesso dovrei essere grande, dovrei avere imparato, dovrei sapere che non serve guardarsi indietro e ritagliare nel grande foglio del passato i piccoli momenti di felicità e accartocciare tutto il resto per buttarlo nel camino, dovrei sapere passarti attraverso come se fossi un fantasma – come se io no tu fossi un fantasma, come se entrambi, fantasma del tu di sempre, fantasma del me di ieri – e invece continuo a abitare questa mia vita infestata, continuo a cercare i buchi nelle lenzuola che agiti per strappartele via, continuo a oliare le catene che mi hai stretto ai polsi, al collo, alle caviglie, per poter fingere di non sentirle cigolare, che il peso che sento non sia altro che un reumatismo, dovrei farmi un cerchio di sale intorno, bruciare candele, non scrivere più – tu sappi solo che scrivo se scrivo non scrivo per te ma per chi mi somiglia, tu sappi soltanto che scrivo se scrivo non posso che scrivere te fino a quando avrò dita, non posso che scrivere me fino a quando avrò vita, non posso né mai ho potuto che scrivere noi, calamità calamita).

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7 thoughts on “[…]Serviranno A Fingere Che Voglia Non Ho Più[…]

  1. Parole perfette in una situazione imperfetta. Scrivo molto, sento quello che scrivo, ma mai quanto te. Un emozione, un emozione che mi ha fatto compagnia, salvandomi da questo dicianovesimo compleanno passato da sola. Grazie

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