What might have been lost – Don’t bother me

Non vorrei dare di me nessuna idea, ma non è possibile e allora cerco di dare quella sbagliata, almeno sono sicura di non venire fraintesa mentre cerco di essere più trasparente che posso. Se cercassi di dare un’idea precisa di me, per come mi percepisco, ci sarebbe sempre qualcuno pronto a cercare di dimostrare il contrario e gli altri, quelli che non mi conoscono, crederebbero non a me, ma a quel qualcuno, o forse penserebbero che dico certe cose di me per farmi fare dei complimenti, ma no, cosa dici, non è vero che sei così come dici, sei tutto l’opposto vorrei essere come te sei meravigliosa. Meravigliosa un cazzo. Sono solo fortunata perché c’è chi mi perdona, c’è chi mi giustifica, c’è chi crede di vedere del buono sotto questa superficie.
Non li voglio i complimenti. Quante volte sono sinceri? E va bene, a volte possono anche essere sinceri – a volte, nel momento in cui li fate, li faccio, li facciamo, ci crediamo veramente – ma c’è sempre un secondo fine, dietro a un complimento. Se io ti dirò che sei bella mi vorrai bene perché penserai che se ti vedo bella significa che ti vedo veramente. Se ti dirò che sei brava mi vorrai bene perché penserai che se ti penso brava è perché ho capito cosa ti importa veramente. I complimenti sono merce di scambio, se tu me ne fai uno te ne aspetti un altro in cambio – come quando si dice: ti amo, e mica si può rispondere: grazie. Si deve rispondere: ti amo anch’io, oppure: non ti amo, e allora la persona, l’altra, è perduta.
Un ti amo vale circa venti complimenti. Un ti voglio bene ne vale circa dieci. Un sei una vera amica circa cinque. Che poi sono solo parole, in fondo, e puoi dirmi ti amo e intanto pensare alla lista della spesa o al modo più gentile per guidarmi la mano in mezzo alle tue gambe. Non è che ci siano poi così tante persone che soppesino le parole che dicono. Le riconosci perché, a loro, le parole non escono dalla bocca, escono dai pori lentamente, hanno il colore del sangue. Miracolo!
I complimenti sono un’arma a doppio taglio. Te li faccio finché non capisco qual è la tua debolezza, qual è il complimento che ti fa arrossire e, di conseguenza, quale sarà l’insulto che ti farà morire quando vorrò ferirti.
Non ci si crede, che esistano persone così, ma ci sono, ci sono. Quasi tutti sono persone così. Forse anch’io sono una persona così, sono solo più brava a tenere a freno la lingua – e non certo per generosità d’animo, ma per istinto di conservazione. Se ti facessi male ne soffrirei, non per il tuo dolore, ma per i miei sensi di colpa. E allora scelgo di non farti male, anche se è probabile che il mio male ti arrivi lo stesso, in qualche modo. Forse dovrei ringraziarti, per avermi fatto capire tutte queste cose. I tuoi processi sono così trasparenti, sei come un documentario delle piccolezze umane. Di alcune te ne vanti persino.
Per questo ho ingoiato la mia chiave. Chi è già dentro resterà dentro, fino a quando non lo dovrò espellere. Chi è fuori resterà fuori, e non potrà mai farmi male.

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11 thoughts on “What might have been lost – Don’t bother me

  1. Anch’io ho problemi a misurarmi coi complimenti,in effetti.L’ho sempre pensato che abbiano troppi risvolti,così tendo a reagire male.Ottenendo a volte proprio altri complimenti.Terribile.Preferirei vedere i complimenti nelle azioni,nelle scelte delle persone che hanno a che fare con me.
    Ma raramente il complimento centra il bersaglio,perchè in fondo sono donna e dunque vanitosa anche contro ad ogni mia volontà,perchè ne esistono almeno un paio che inconsapevolmente credi di meritare di diritto,che siano sinceri per forza di cose perchè cuciti proprio su di te…Ecco,quelli di solito fanno più danno degli altri che incasso con diffidenza e scetticismo.Perchè sono sempre armi a doppio taglio,ma a cui per una volta permettiamo di entrare e ferirci.

    1. sono la cosa più difficile del mondo, i complimenti. riceverli, proprio. credo di averlo già scritto da qualche parte, che una volta mi hanno insegnato che, a un complimento, bisognerebbe semplicemente rispondere: grazie. io non riesco a fare a meno di rispondere con frasi che iniziano con “ma” o “però”, invece, anche se/anche quando cerco di trattenermi.
      (e ormai sì, ho paura delle persone che riescono a vedermi davvero, come se a una certa sensibilità si accompagnasse sempre, o quasi, anche una capacità di infliggere dolore – di non potere fare a meno di infliggerlo).

  2. dovrebbe esserci un prontuario capace di risolvere alcune equazioni per le quali non siamo ancora preparati. tipo un libro dove poter sbirciare durante i compiti in classe, dove segnare gli appunti con il lapis ai bordi della pagina, o sottolineare i passaggi più importanti di alcuni teoremi che non importa quante volte li studiamo e li ripetiamo ma non vogliono entrarci in testa.
    servirebbe un prontuario da potere sfogliare con sicurezza, certi di trovare in un determinato capitolo quanto valga un ti voglio bene, un affetto in generale, e magari pure un loro contrario.
    forse non sarebbe giusto, perchè in fondo sarebbe un po’ come barare, copiare invece di studiare o capirlo con la propria testa, ma di sicuro sarebbe tutto tremendamente più facile.

    1. a me barare non piace, però poi penso che con le persone che barano, forse, si può fare senza sentirsi troppo in colpa. poi mi sento in colpa lo stesso, e se avessi il prontuario non riuscirei a sfogliarlo e quando mi preparavo i bigliettini per i compiti in classe o per gli esami poi comunque non li usavo mai e stavo male solo all’idea di averli preparati. nella prossima vita voglio essere una stronza.

  3. Boh, sarà che io ne faccio pochissimi, che quando li ricevo mi imbarazzo e quando li faccio non voglio proprio nulla in cambio.
    A volte, dopo aver fatto un complimento, vedo colui o colei che l’ha ricevuto sforzarsi di dover contraccambiare, ma a me sembra una follia.
    Comunque, ora che mi ci fai pensare, ti amo è un complimento? E ti voglio bene? Non so.

    1. ma no, il discorso del ti amo e del ti voglio bene era per dire: merce di scambio. poi per fortuna non è sempre così. però spesso sì – come dici tu, quando vedi che l’altro si sforza di contraccambiare un complimento, per esempio. e allora mi sembra che per molti non ci sia che desiderio di ricevere in cambio qualcosa – una riflessione pessimistica, certo, ma.

  4. “I complimenti sono merce di scambio”.
    Si è vero sono merce di scambio ma non per questo li vedo in maniera dispregiativa.
    Come in tutte le cose, bisogna guardare sempre chi, come, quando e perchè.
    I complimenti ci danno forza in alcune situazioni, in altre ci fanno dubitare come quando ad esempio abbiamo già dei dubbi di partenza su chi li sta facendo.
    I complimenti servono anche come mezzo per conoscere e capire una persona…sia facendoli che ricevendoli.
    Sono uno dei tanti mezzi che delineano una personalità, sono uno dei tanti modi per regalare calore o dimostrare invidia, per dimostrare impotenza o piena comprensione dell’impresa compiuta.
    Sono un mezzo ecco e siamo sempre noi a decidere come utilizzarlo e come interpretarlo così come i regali, i baci, i sorrisi e qualsiasi tipo di manifestazione in generale credo.

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