appunti #2

Anche a lei è successa quella cosa strana. Quando era una ragazzina sembrava grande, e da una parte era contenta di sembrare grande perché non vedeva l’ora che quel periodo, il periodo in cui si è ragazzine, finisse, e quella sua apparenza le permetteva di fare amicizia con persone più grandi, anche, mentre le sue coetanee si godevano ancora quei corpi da bambine. Il lato negativo erano gli sguardi, certi sguardi, era la sensazione di non saperci cosa fare, con il corpo, con l’aspetto, e così per molto tempo mentre le altre crescevano dritte lei si piegava, un po’ per il peso del seno, un po’ per avere la sensazione di occupare meno spazio. Poi, da un certo punto, ha iniziato a sembrare più giovane, e da una parte era contenta, perché non voleva rassegnarsi all’idea di diventare adulta senza avere pienamente goduto della sua adolescenza, dall’altra le sembrava che nessuno riuscisse mai a prenderla davvero sul serio, le sembrava che tutti o comunque molti o comunque le persone che le interessavano la ritenessero inoffensiva, come se quel corpo che aveva attirato tanti sguardi e suscitato tanti desideri adesso non fosse più o fosse comunque sbagliato.
Si ricordava di qualcosa che aveva letto o che le era stato detto, di come le mode cambiassero e in certi periodi andassero di moda le donne formose e in certi altri quelle magrissime e però sembrava, le sembrava, che per lei un periodo non ci fosse mai o che si trovasse sempre in quello sbagliato o che ci arrivasse, col corpo giusto, mentre il periodo stava cambiando.
Adesso sto parlando di lei che è un’altra, ma potrei benissimo stare ancora parlando di lei e, probabilmente, parlando di entrambe, mi avvicino a parlare di me più di quanto vorrei.
Ma torniamo a lei. A volte ha la sensazione di non essere mai stata amata e di non avere mai amato, ricambiata.
Ha avuto degli uomini, certo, ma mai quelli che avrebbe voluto veramente – si è dovuta accontentare, come quando esci a mangiare al ristorante con gli amici e non hai soldi e prendi le penne all’arrabbiata, che sono la cosa che costa meno, fingendo al punto di convincerti che le penne all’arrabbiata sono buonissime, sono la cosa più buona che ci sia nel menù.
Un paio di volte è riuscita ad attirare lo sguardo che voleva, ed è stata spregiudicata e ha bevuto un paio di bicchieri di troppo per aiutarsi a vincere la timidezza e alla fine della serata sono finiti a casa sua – di lui o di lei – ed è tutto un po’ confuso fino al risveglio, non riesce a crederci, hanno dormito abbracciati tutta la notte. Poi però salta fuori che lui è impegnato o è confuso o ha paura o lei è troppo per lui (lei sente: troppa, quando lui dice: troppo) e lei nemmeno si stupisce, lo sapeva, lui non era alla sua portata, lei è destinata ad accontentarsi.
Avrà sempre questa sensazione, di starsi accontentando di qualcosa di meno di quello che vorrebbe ma non potrebbe avere anche quando le cose andranno bene, ma non lo ammetterà mai: piuttosto dirà di sentirsi incredibilmente fortunata, dirà di avere paura che lui si accorga di starsi accontentando, stando con lei, e in fondo sono vere entrambe le cose, la superbia e il suo contrario.

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