The medicine’s not working / I haven’t slept for days

Adesso preferirei disegnare perché le parole non mi vengono facili. Adesso preferirei stare in silenzio ma ho paura che se stessi in silenzio non mi vorresti più bene. Dico: volere bene, ma in realtà non so quello che provi per me. Forse in realtà ti sto sul culo. Forse passi di qui e mi leggi e mentre mi leggi dici tra te e te, ma perché non smette di scrivere, questa, che tanto non è capace. Pensi, ma cosa ci trovano gli altri, quelli che passano di qui tutti i giorni. Questo è uno dei sintomi, la paranoia, sia che io scriva, sia che io stia in silenzio. Non dovrei parlarti di me, non così apertamente. Dovrei nascondermi in un posto dove nessuno mi conosca, dove nessuno conosca il mio nome, possa riconoscermi. Non credo nell’autore ma non credo nemmeno che mi sentirei a mio agio, nascondendomi – credo che prima o poi sentirei il bisogno di rivelarmi a chi mi si rivela, perché questo è un atto di fiducia. Scrivere è un atto di fiducia; no, è un atto di fede. Il nostro rapporto è un rapporto di fiducia, o almeno, vorrei che lo fosse.
Stanno tutti russando, anche il gatto. Fuori della finestra non c’è niente di interessante da vedere, nemmeno il cielo. Diventa più o meno grigio a seconda dell’ora del giorno – ho sette finestre e nessuna che si affacci nella giusta direzione. Allora leggo, gioco al solitario, scrivo, sveglio il gatto per mettermelo sulla pancia e accarezzarlo sperando che mi rallenti il cuore, invece tutto va sempre più veloce, con il passare del tempo, anche le cose immobili iniziano a muovermisi rapidamente davanti agli occhi.
Non riesco a dormire. Adesso è l’una e poi arriveranno le due, le tre, la quattro, le cinque, le sei, e la sveglia suonerà inutilmente, alle sei sono ancora sveglia. Sono pallida e gonfia, ho le occhiaie, gli occhi sono rossi dove dovrebbero essere bianchi. Le palpebre sembrano rivestite all’interno di carta vetrata, mi graffiano ogni volta che le sbatto e ho comunque l’impressione di sbatterle troppo poco, forse perché con gli occhi chiusi vedo cose. Scie di luce che diventano volti deformi. L’ho chiamato e mi ha detto, non so cosa fare, le abbiamo provate tutte, non ho mai visto una cosa così in trentasette anni di lavoro. Volevo dirgli che non era vero, perché mi era già capitato, ogni dieci anni la mia vita ricomincia da capo e devo superare gli stessi ostacoli ma in modo diverso – se potessi superarli attraverso l’esperienza sarebbe troppo semplice, o forse è solo che gli ostacoli sono ogni volta più alti e io invece ho smesso di crescere.

Annunci

2 thoughts on “The medicine’s not working / I haven’t slept for days

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...