Quando sto così (bridge)

Quando sto così penso che non c’è niente di peggio che stare così. Vorrei ricordarmi quando è stata la prima volta che sono stata così, se c’è stato un momento in cui non sono stata così o nel modo opposto, trovare la mia via di mezzo – mi dico, dovrò pure averne una – e non mi viene in mente niente. Mi dico, forse i momenti in cui sono la mia via di mezzo non mi restano impressi, ma i momenti in cui sono la mia via di mezzo, mi dico, dovrebbero essere la maggioranza e quindi dovrei ricordarli comunque, o almeno ricordarne uno. Allora penso che la mia linea sale e scende e sale e scende e gli unici momenti in cui sono la mia via di mezzo sono quelli in cui la linea, la mia linea che sale e che scende, incontra la linea della mia via di mezzo, una linea immaginaria che assomiglia alle vie di mezzo degli altri, ma sono solo punti, quelli in cui la linea che sale e che scende si interseca con la linea della via di mezzo, e quanto dura un punto? Un minuto? Un’ora? Un giorno? E subito dopo sono appena sopra o appena sotto alla mia via di mezzo, e comincio ad allontanarmene, e sono un po’ triste o un po’ euforica ma mai quella cosa che dovrei essere se restassi ferma sulla mia via di mezzo. A volte poi capiterà di notte, mentre dormo, di finire sulla mia via di mezzo, su quel punto, e così non posso neanche accorgermene – forse sono le notti in cui non ricordo di avere sognato o quelle dalle quali mi sveglio riposata, chissà.
Vorrei sapere cosa si prova, sulla via di mezzo, perché io non lo so e mi dico, magari a volte ci stai ma non te ne rendi conto perché non hai un nome da dare a quella sensazione, forse sono sulla mia via di mezzo più spesso di quanto io creda ma quando ci sono penso di essere leggermente al di sotto di quella che io credo essere la via di mezzo o leggermente al di sopra, magari ci sono in questo momento e sto pensando, quando sto così, e stare così invece è normale.
A volte poi mi dico che con i farmaci non potrò mai capire qual è la mia via di mezzo, perché mi cambiano un poco, alcuni non mi fanno mai piangere, altri mi fanno gridare quando non vorrei, per esempio, e adesso ho trentadue anni e trentadue meno quattordici fa diciotto e questo significa che la me che non conosce la sua via di mezzo per via dei farmaci è diventata maggiorenne, potrebbe prendere la patente, votare, essere la sorella maggiore della me che non ha mai preso farmaci e che di anni ne ha solo quattordici, una sorella molto più piccola, quindi, una sorella a cui probabilmente non rivolgerei la parola perché è ancora una bambina e invece io, la sorella di diciotto anni, sono già una donna, e a quell’età la differenza si sente, eccome, e si sentirà sempre di più perché la me che adesso è maggiorenne continuerà a crescere e la me di quattordici anni invece resterà sempre quattordicenne e quante cose non avevo ancora fatto, a quattordici anni, quante cose non avevo ancora vissuto, a quattordici anni, sarebbe bello avere ancora quattordici anni e ricominciare da lì senza tutto quello che c’è stato dopo, o solo con una parte di quello che c’è stato dopo, chissà che persona sarei adesso, una persona che conosce la sua via di mezzo, per cominciare, chissà che persona sarei se conoscessi la mia via di mezzo, se passassi lì la maggior parte del mio tempo.
Lui, che conosce tutte e due, al telefono mi diceva, non lo so come fare, se non dormi, hai provato con questa cosa? E quest’altra? E a tutte dicevo sì e alla fine gli ho fatto io un elenco e lui diceva, i recettori, i recettori saranno saturi, e io avrei voluto dirgli per l’ennesima volta che se non dormo non riesco neanche ad avvicinarmi alla mia via di mezzo, che se non dormo sto così o sto all’opposto di così, e quando sto così sono molto lontana dalla via di mezzo, e quando sto all’opposto di così pure, e la cosa che mi fa più paura di tutte, più paura ancora che stare così o stare all’opposto di così, è l’idea che forse non mi conoscerò mai davvero, che forse questa me che adesso è maggiorenne e continuerà a crescere continuerà a crescere senza sapersi, senza conoscersi, con l’idea superba di sapersi meglio degli altri per via di tutte le domande che si pone quando sta così o quando sta all’opposto di così.

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