The Pain / You wake to is not yours

A cosa mi servono tutte queste parole che ho imparato se non riesco a dirti mai quello che ti vorrei dire? A cosa mi servono tutte queste parole che mi riempiono la borsa, se quando cerco quelle adatte non le trovo e mi restano attaccate alle mani parole che non c’entrano, e finisco per dirti il contrario di quello che vorrei?
Accanto al dizionario della lingua italiana avrei voluto avere un dizionario degli affetti per imparare la lunghezza giusta di un abbraccio, quando dare un bacio appoggiando le labbra su una guancia e quando fingerlo o schivarlo, per imparare che l’orgoglio è un cattivo consigliere e che per lasciarsi travolgere da una passione bisogna potere contare su una passione che riguardi me stessa abbastanza intensa da riportarmi a me quando vengo rapita da uno sguardo, quando vengo rinchiusa in prigioni di baci e di promesse. Accanto al dizionario dei sinonimi e dei contrari avrei voluto avere un dizionario degli affetti per imparare a innamorarmi meno e meglio, oppure continuare a innamorarmi sempre ma senza farmi male, per imparare a distinguere il desiderio dall’amore, l’amore dalla paura.
Vorrei stare imparando adesso le mie prime parole per usarle non ancora consumate, tonde e lucide e semplici, per scriverti frasi brevi ma significative, frasi lineari con un soggetto, un verbo, un complemento oggetto, magari un aggettivo, senza farti perdere nel labirinto del mio sentimento, nei meandri delle subordinate che mi disobbediscono a dispetto del loro nome e mi espongono al rischio dell’incomprensione e dell’abbandono. Vorrei stare imparando adesso le mie prime parole per poterti dire, tu mi piaci, per potertelo dire quando mi guardi in silenzio mentre ti racconto allo stesso tempo dieci cose e perdo il filo e tu me lo porgi sorridendo oppure dici, non importa. Ti direi: tu mi piaci, e non ci sarebbero garbugli e tu potresti rispondermi con altrettanta semplicità e io saprei cosa fare, avrei una certezza piccola da appuntarmi al petto come una medaglia. Vorrei stare imparando adesso le mie prime parole per poterti dire: grazie, e se tu mi chiedessi perché ti risponderei semplicemente: perché i tuoi occhi mi hanno fatto da specchio e ora so chi sono, e se tu volessi indagare ulteriormente chiedendomi: chi sei? io allora potrei dirti: la persona che vuole stare con te.
E invece ti parlo di nodi e di freni e di asole e bottoni e ghiaccio e gole usate come strumenti musicali – nemmeno ti parlo, ti scrivo – perché nei miei dizionari, in mezzo a tutte le parole, non c’è la spiegazione di cosa sia: amore, un sentimento intenso, dice, un sentimento profondo, dice, un sentimento di affetto, dice, e nessuna di queste definizioni mi soddisfa, mi giustifica il motivo per cui mi basta pensarti per arrossire, nessuna di queste definizioni rende conto della morsa che mi stringe lo stomaco quando pensi a un’altra donna, nessuna di queste definizioni mi aiuta a comprendere le ragioni per cui quello che mi sta succedendo, mi è successo, è così diverso dalle storie che ho letto, dalle storie che mi hanno insegnato cosa fosse l’amore e mi sono fatta l’idea che si tratti di un animale come l’unicorno e tutti quelli che popolano il mio bestiario che conclude, lapidario: non esiste.

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