Quando sto così (chorus)

Quando sto così perdo molto del mio coraggio e della mia forza. Quando sto così la giornata inizia molto presto e le saracinesche sui miei occhi sono così pesanti che non basta un pensiero di sfuggita per alzarle, a volte le devo implorare. Tutto il mio corpo segue una legge che lo vuole verticale.
Quando sto così mi alzo in piedi a fatica e mi gira la testa, come se la distanza tra me e il pavimento fosse troppa, come se fossi una persona piccolissima che si è arrampicata all’interno di una statua che ha la mia forma, i miei lineamenti, e guarda il mondo dalla balconata delle ciglia sentendosi paralizzare di paura le gambe piccolissime, sentendosi stringere il fiato nelle vie aeree piccolissime, sentendosi il piccolissimo cuore in gola, una persona piccolissima che ricorda di avere letto che le vertigini sono la paura di cadere e, insieme, la paura del desiderio di cadere, una persona piccolissima che sente, più grande di lei stessa, l’attrazione per quel vuoto che la chiama.
Quando sto così mi muovo lentamente, con l’acuta percezione che, muovendomi altrimenti, mi sbriciolerei contro dentro l’aria densa come gelatina trasparente. Sono un gigante di sabbia che si muove nella mente di vetro di una medusa.
Il caffè scende lentamente nella tazza che, lentamente, si riempie. L’acqua scorre lentamente nella doccia, la polvere si accumula lentamente sullo spazio che non occupo, scendendo come neve illuminata dalla luce grigia di queste giornate.
Quando sto così la lancetta dell’orologio non si muove che a scatti di ore, e solo quando non la guardo. Il tempo è immobile finché, in un battito di ciglia, è pomeriggio, finché, in un attimo di disattenzione è già notte; tutta la giornata è caduta attraverso la mia vita allargata in un momento, come quella volta che la maestra ci fece costruire una clessidra e io non trovai il modo di rallentare la discesa della farina gialla che cadeva da una pancia all’altra in meno di un secondo.
Quando sto così solo la notte è lunga, e la passo in compagnia delle ombre sul soffitto.
Quando sto così smettono di crescermi le unghie e i capelli, smette di crescermi la voce che, quando mi esce dalle labbra, cade a terra come i denti dopo un pugno, lasciandomi in bocca il sapore del ferro. Con i piedi nudi e violacei cerco di radunare i denti-parole per raccoglierli con le mani nude e violacee e resto piegata come una cane a infilarmi dentro le parole a manciate perché, sulla mia lingua, ritrovino il senso che hanno perduto.
Quando sto così i pavimenti diventano salite scivolose di rimorsi, i muri mi collassano addosso come castelli di carte truccate e quando riconosco l’inganno è troppo tardi, ho già perduto, mi sono giocata la fede, la fiducia, ho scordato di proteggermi la testa che rimbomba.
Quando sto così non mi consola sapere che un giorno non starò più così, perché ho imparato che finirò comunque per stare così di nuovo, ancora e ancora.

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