Quando sto così

Quando sto così mi viene voglia di rifugiarmi nella carta. La carta dei quaderni in cui scrivo è sempre un po’ ingiallita perché è riciclata e perché è vecchia; non compro mai i quaderni nel momento in cui mi servono, li compro nel momento in cui non mi servono in previsione del momento in cui mi serviranno che potrebbe arrivare o non arrivare mai, e allora nel cassetto, nel terzo cassetto, quello più profondo, quello che ho sbagliato a montare e inciampa nelle rotaie, ci sono decine di quaderni di ogni forma e misura, alcuni sottili, altri molto spessi, alcuni a righe, altri bianchi, tutti con la copertina di un colore solo – non mi piace che qualcuno decida per me un disegno o un simbolo, se fosse per me i quaderni non avrebbero copertina e neppure certi libri, solo un colore e una stampa argentata, nome, cognome, titolo, oppure inizierebbero direttamente dall’inizio, anche se i miei quaderni non iniziano mai da un inizio ma riprendono un discorso lasciato in sospeso e forse è per questo che le parole sono tutte inclinate a destra, mancano di un appoggio sicuro, di un’ancora, di un nodo che tirandole le colleghi a quelle precedenti.
Quando sto così mi rifugio nella carta e nella matita, una matita dalla mina morbida, che lasci tratti grassi che si cancellano con una passata di polpastrello, che lasci tratti senza bisogno di calcare, di affaticarmi i polsi.
Con le pagine strappate si possono fare: cappellini, barchette, aeroplani, ventagli. Con le pagine strappate si possono fare fisarmoniche mute, ghirlande, mosaici.
Aspetto il momento in cui sento che il sonno sta finalmente per arrivare e prendo il quaderno, lo apro, inizio a scrivere su una nuova pagina. Sono costretta a rallentare i pensieri per dare loro un ordine, sono costretta a frenarli e metterli in fila o dalla matita non uscirebbero altro che scarabocchi.
Al risveglio sono di nuovo lenta e posso tornare alla tastiera, sperare che a ogni battito corrisponda un’onda circolare che mi rimetta in moto, sperare che l’insieme di tutti questi battiti riescano a cambiarmi la struttura molecolare dei pensieri che, a quest’ora, è densa, appiccicosa. Se infilassi le dita nei miei pensieri resterebbero invischiate nella loro sostanza e farebbero fili gommosi come formaggio fuso, fili come una pioggia perpetua simili al colare del miele.
Scrivo finché non si spezza la punta alla matita, o fino a quando non si consuma fino al legno, uso come scrittoio la schiena di chi mi stia dormendo accanto; mi addormento temendo di risvegliarmi incapace di ciò che riesce a tutti tranne me, fino a quando non passa, non guarisco per un poco.

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3 thoughts on “Quando sto così

  1. Ti invidio questo rapporto con il “cartaceo”. In teoria piace molto anche a me, la mia ragazza mi ha regalato dei moleskine che per mes non ho usato. Ultimamente ci scribacchio, ma ho una grafia talmente pessima che odio scrivere a mano, anche perché poi scrivo in quei casi di getto e per stendere tutto quello che zigzaga nel cervello la scrittura vien fuori anche più geroglifica.

    1. ecco, ti stavo per lasciare un commento al riguardo di là ma non ci riuscivo perché con la “voce libera” (complimenti!) vedo il template tutto incasinato.
      io i moleskine non riesco mica a usarli. prendo proprio i quaderni al supermercato, e non li rileggo quasi mai, perché anche la mia grafia da mancina corretta lascia molto a desiderare.
      alla carta torno a periodi. quando sono tornata la prima volta è stato difficile e mi sono dovuta imporre – orari, numero di pagine, cose del genere. non credo funzioni per tutti.
      poi c’è la questione idee. i quadernini piccoli servono per piantarle, le idee, non per le idee già cresciute. un po’ come una macchina fotografica per i gesti, le frasi, gli scambi che vedi intorno. ecco, questo volevo dirti: di provare a usarli così.

      1. Infatti sto tentando di usarli così. Brevi appunti. anche se continuo a essere uno da computer diciamo…
        (grazie per la voce libera, ora il banner l’ho ridotto, dovrebbe andare bene).
        Ultimamente a dire il vero son proprio le idee che latitano. Ho riempito un po’ di paginette di quei moleskine ma non ho neanche il coraggio (e la voglia?) di rileggerle.

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