If yes, please write yes on my ceiling.

Vorrei avere sul soffitto uno di quei grossi ventilatori a pale che si muovono lenti con i loro depositi di polvere e ragnatele nell’ombra sempre pomeridiana di certi motel dall’aria tremolante. Ci appenderei i pensieri ad asciugare, sudati dopo una notte insonne, ci appenderei i reggiseni mai grandi abbastanza da contenermi il cuore e i suoi battiti sincopati che rallentano quando il gatto mi si acciambella intorno all’ombelico e mi vibra addosso, che accelerano quando penso al modo in cui il tempo si muove sul quadrante dell’orologio che ho già smesso di indossare – le lancette a disegnare cerchi nello spazio bianco, privo di ore e di punti di riferimento, le lancette immobili come braccia alzate in segno di resa.
Lascerei le mie impronte sulla peluria in controluce del pavimento di legno, si fermerebbero dietro agli scuri socchiusi dai quali spiare il movimento nel mondo di fuori; fra noi due una strada troppo trafficata senza strisce pedonali, tra la mia voce e la tua il rumore dei motori, il clamore dei clacson – se avessi potuto amarti ti avrei regalato un semaforo, un set di lampioni e il buio anche di giorno, saremmo stati liberi di correre al centro della strada contromano, di sdraiarci sulle linee di confine tra corsie, fare accorrere ambulanze a sirene spiegate guidate da paramedici con gli occhi iniettati di sangue e stanchezza, con gli occhi lampeggianti di rosso e di blu.
Le torri del nostro castello sarebbero state le ciminiere delle fabbriche, il mio abito nuziale una serie di bottoni sul punto di esplodere e le mani aggrappate alle calze bucate dalle mie ginocchia sporgenti, dalle mie ginocchia graffiate, dalle mie ginocchia abituate a grattare l’asfalto – il nostro sapore preferito sarebbe stato quello della ruggine, avremmo risposto a quelli che ci avessero chiesto della torta.
Quando mi dimentico di esistere mi lecco i polsi per il lungo, seguendo il rilevo verde del mio sangue poco blu. Quando mi dimentico di esistere quando mi dimentico di essere esistita quando mi dimentico che esisti? Sei in un universo parallelo nel quale non mi sono mai tagliata i capelli, in un universo parallelo nel quale i fiumi continuano a straripare, nel quale divido la strada alzando le mani per farti arrivare mentre le automobili precipitano nella voragine della mia immaginazione mai sazia, il letto è pronto ma le lenzuola non sono mai pulite, sono un velo di vernice nera pronto ad accogliere gli schizzi rossi dei rodei in cui ci domiamo a vicenda stringendoci i fianchi e tirandoci le criniere, calpestandoci i sentimenti, morenti di piccole morti e di grandi mali, innamorati dei materassi a molle e dei divani sfondati, per sempre agganciati come asola e bottone.

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3 thoughts on “If yes, please write yes on my ceiling.

  1. I ventilatori a pala sui soffitti affascinano anche me. Sarà anche per reminiscenze cinefile (Apocalypse Now). Mi ipnotizzano.
    Adoro ciò che hai scritto in questo post. Certe sensazioni forse le proviamo tutti ed è bello leggerle in uno stile in cui riconosci ciò che hai sentito in un determinato momento.
    Certe volte vorrei davveroa appendere dei pensieri sul soffitto. e lasciarceli anche, magari.

    1. Anch’io credo sia colpa del cinema, per la mia esperienza, poi, i ventilatori a pala sono più belli su pellicola che nella vita vera, si muovono meglio, ecco.
      Mi fa sempre piacere quando passi di qui. Per quello che dici, perché quando certe cose le dici tu, ci credo. Grazie.

      1. Grazie a te.
        Più che altro credo che sia difficile trovarne ormai di ventilatori a pala nella vita reale… Siamo in epoca di più banali – ma anche più sani e refrigeranti – condizionatori
        Siamo condizionati.

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