Throw your pain in the river / Leave your pain in the river / To be washed away slow

Io sono il fiume in cui ti rifletti. Tu potresti chiedermi, come fai a saperlo? O potresti affermare: non lo puoi sapere, aggiungere, i fiumi non hanno occhi. Io mi limiterei a scorrere placida riflettendoti e godendomi il mio riflesso nei tuoi occhiali da sole.
Io sono il fiume freddo. Io ero un fiume tiepido in cui era piacevole tuffarsi, ero un fiume che guariva le ferite, un fiume a cui tornare per sentirsi a casa.
Io sono il fiume freddo. Tu mi guardi, io ti rifletto, ma non posso toccarti se non sei tu a immergerti in me. Ora lo fai con timidezza; a volte mi sfiori con un dito per saggiare la mia temperatura, poi ti ritrai, mi fuggi, ritorni, ritenti. Io sono il fiume freddo, il fiume dei rimpianti. Nel mio rumore tra le rocce senti la risata del figlio che non avremmo mai potuto avere ma che pure è nato nel momento in cui è stato pensato. Nelle ombre dei salici intravedi le mie dita intrecciate all’erba che ci faceva da letto. Nelle pozze più profonde giace l’unica fotografia che ho tenuto, quella della notte in cui tutto era perfetto – non è nemmeno un’immagine, è un gioco di luci nel buio dove dovrebbe esserci il tuo volto e già non c’è più.
Nella notte in cui tutto era perfetto – nella notte in cui tutto era possibile – siamo stati in Irlanda e sono stata la tua sposa nera. Abbiamo cenato frugali, ci siamo frugati i cappotti per infilarci l’uno nell’altra.
Io sono il fiume freddo che porta con sé il ricordo della tua immagine riflessa, sono il fiume che ribollirebbe di cascate e zampilli se tu, chiudendo gli occhi, dimenticassi il gelo che ti morde le dita quando provi ad accarezzarmi, il silenzio che ti aspetti ma ti spezza ogni volta che mi lanci un sasso e io lo affondo ingoiandolo senza nemmeno donarti i miei cerchi.
Vorrei tornare a scorrere sotto la terra che mi fece da sorgente e invece resto in superficie ad aspettarti, ad aspettare il tuo riflesso, ad aspettare che tu possa ritrovare il coraggio che ti vidi per spogliarti degli abiti che ora indossi e non ti appartengono perché niente ti appartiene se non la mia acqua, gli abiti a cui non appartieni perché a niente appartieni se non a te stesso, a niente e nessuno ti doni –
sono il fiume freddo, spezzato dalle secche, costretto dagli argini della tua paura – se ti tuffassi saremmo acqua e fuoco e terra e cielo ma non lo farai, resterai nella tua prigione, nella prigione di tutto ciò di cui sei stato privato e di cui continui a privarti, nella prigione in cui mi privi di tutto, mi lasci fiume freddo a scorrere lenta e lontana, ogni giorno di più, non avendo mai saputo che ti avrei potuto amare per le cose che non sei.

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