Letters Home #4

Io le cose belle le so vedere ma non le so raccontare. Le cose belle, quando le vedo, le vedo con gli occhi; le cose brutte le vedo già sotto forma di parole, dev’essere questo, il motivo. Le cose belle faccio fatica a raccontarle perché non è detto che una cosa che è bella per me lo sia per tutti – addormentarsi parlando piano con la luce spenta e il contatto morbido di un palmo fresco sul mio dorso della mano che sta iniziando a screpolarsi per l’inverno, un contatto lenitivo, che mi tranquillizza come la voce che mi ascolta e mi risponde, ed è bello anche svegliarsi e alzarsi barcollando e trovare la cucina vuota o piena, osservare il modo in cui le somiglio anche se siamo così diverse che più diverse non si può, all’apparenza, io tutta nera e lei con indosso tutti i colori dell’autunno, dall’oro brunito dei capelli al verde sottobosco della vestaglia al marrone terra bagnata dalla pioggia della camicia da notte, e immaginare che anche lei – l’altra, l’altra me – sta vedendo le stesse cose traducendole con parole simili alle mie perché i nostri vocabolari si somigliano.
E allora non serve indicarle i miei posti preferiti perché lei li ha già fatti suoi nel momento in cui sono entrati nel suo campo visivo, gli angoli migliori per leggere e quelli per nascondersi, quelli per ballare la notte e quelli da scrivere; e allora non serve che io osservi il modo in cui tutti gli animali le si avvicinano fidandosi istintivamente del suo abbraccio, della sua carezza, perché io-animale ho fatto la stessa cosa e so di avere fatto bene, di avere fatto, per una volta, la scelta giusta.
Le cose belle le so vedere e quelle so raccontarle perché le ho dovute trasformare in ricordi, e allora chissà quante parti di me avrai trovato, guardandoti intorno – quella certa cupezza che ogni tanto mi annebbia la luce degli occhi che viene dal lago, il sorriso di mio padre, il modo in cui i miei cambiamenti sono drammatici come lo sono le stagioni dove tutto è verde – chissà quante cose di me avrai capito.
So vedere le cose belle se so dove andarle a cercare e qui ho faticato per tre anni, per trovarle, lasciandomi abbagliare da certe luci riflesse nei fiumi, da certi tramonti rosso fuoco sembravano bruciare i tronchi neri dei pioppi. Mi sono fidata di chiunque mi promettesse laghi e monti, un ritorno a casa, invece di cercare chi mi mostrasse il fiume e il suo percorso, il modo in cui l’acqua che vi scorre è la stessa in cui mi sono immersa da bambina e lungo le sue rive si sono poggiati i miei ricordi, le chiocciole e i cerchi di canzoni, le barche di legno e i pontili fatti apposta per dondolare le gambe e leggere.
Se mai la vita ti dovesse portare là adesso sapresti dove cercarle e trovarle, le cose belle, non avresti bisogno di lasciarti ingannare; avresti già una famiglia pronta ad accoglierti nel modo in cui tu mi hai accolta, un gatto con lo sguardo inquietante ad addormentarti il mal di stomaco con le sue vibrazioni – conosci la strada sotto il sole e sotto l’acqua (ma resta qui, dove ci sono io, e là ci torniamo insieme, semmai, in primavera).

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