Storytelling

So già che poi la mamma leggerà e si arrabbierà dicendomi, come? Non ti ricordi? Ma secondo me nessuno mi ha mai letto una storia, o mi ha mai letto abitualmente delle storie. Avevo i dischi che raccontavano le storie e dicevano anche quando voltare pagina, credo, e poi ho imparato a leggere ed ero io a raccontarmi le storie da sola, chiudere il libro e continuarle, inventarne per mia sorella.
Allora: facciamo finta che nessuno mi abbia mai letto una storia, e facciamo finta che, a parte quelle poche lette o inventate per mia sorella quando era piccola, io non abbia mai letto delle storie per qualcuno.
C’è stato lui, certo – per lui ho inventato fiabe per tutta una notte, chissà perché. A lui invece leggevo certi racconti, gli stessi che mio padre mi aveva consigliato di leggere ma non mi aveva letto.
Adesso che lo scrivo mi viene in mente che mio padre a volte ci leggeva dei libri – mi ricordo di un’estate al mare passata in compagnia di Thomas Mann e di un cane, e allora forse da punti di partenza opposti si può arrivare alla stessa conclusione: mi piace raccontare storie perché nessuno me ne ha mai raccontate; mi piace raccontare storie perché qualcuno me ne ha raccontate.
La prima volta che ho letto qualcosa di mio era sera e avevo paura di essere in ritardo, non riuscivo a trovare parcheggio, era sera e avevo paura di balbettare, era sera e sembrava che tutti si fossero preparati, che tutti si fossero esercitati a leggersi e rileggersi davanti allo specchio per imparare le pause, per non inciampare in certe parole difficili. Io non avevo più riletto il racconto da quando lo avevo consegnato e avrei voluto fare finta di niente, tornare in automobile e lasciare il parcheggio libero per qualcun’altra, andare via.
Avevo paura. Ho bevuto un bicchiere di vino dietro l’altro e la paura non passava, mi diventavano solo rosse le guance. Invece poi ho iniziato a leggere e mi sono dimenticata di tutto, a volte alzavo lo sguardo e incontravo un sorriso e lo ricambiavo e quando sono arrivata alla fine avrei voluto riavvolgere la videocassetta, ricominciare, continuare a provare quella sensazione che era allo stesso tempo di non esserci, di non essere io, e di esserci, di essere me stessa completamente.
Le cose che scrivo in genere nascono così, per essere raccontate. Ci sono parole che hanno un suono particolare, che sembrano fatte apposta per essere lette ad alta voce, ci sono parole che quando vengono raccontate fanno capire tutto quello che resta misterioso finché restano ferme sul foglio.
Se mi chiedessero adesso: cosa vuoi fare da grande? Risponderei, vorrei andare in giro e raccontare storie, raccontare le mie storie, che è scrivere ma non è proprio scrivere, perché quando una storia viene raccontata, ogni volta che una storia viene raccontata, cambia un poco – viene cambiata – dalla voce che ho in quel momento, dalle luci, dagli sguardi – ogni volta che una storia viene raccontata assomiglia un po’ di più a se stessa, alla storia che sarebbe, alla storia che sarà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...