In an Expression of the Inexpressible

Quando mi ha chiesto se fossi tornato avrei voluto rispondere: sì, e inventarti come se ti avessi ancora davanti – tutte quelle volte che ti ho detto mentre tu non mi ascoltavi che avrei voluto sapere disegnarti, ricrearti dal passato nel quale sapevo saresti rimasto per sempre intrappolato e sempre per sempre sola sarei rimasta col rimpianto della tua schiena voltata, sempre per sempre sola sarei rimasta col rimpianto dei tuoi occhi aggrappati alle mie scapole a strapparne il cielo mentre correvo via dall’ultimo bacio pensando ce ne sarebbero stati altri cento, a cullare il figlio che non avremmo mai avuto il coraggio di avere che avrebbe avuto i tuoi occhi e le mie labbra.
Avrei voluto rispondere, certo, potevi forse non tornare? Ma di tutte le volte che abbiamo cercato di scordarci non ce n’è riuscita una se non questa e mi ferisce non tutto ciò che non capisci ma tutto ciò che io davo per compreso, mi ferisce il modo in cui ti ho costruito fingendo di vederti diverso da loro, credendoti capace di tutto ciò che mai ti era riuscito, pensandomi la tua impossibilità, l’unico modo, l’unica salvezza, l’unica donna capace di insegnarti tutto quello che non sai, che non conosci – ti pensavo coraggioso ma il tuo unico coraggio è stato quello di fuggire per proteggere te stesso da te stesso in una lotta senza fine.
Tu non sei tu. Tu sei tu e tu sei la mia creazione, un vestito che posso fare indossare a chiunque ne abbia la taglia, senza me le tue fratture altro non sono che fratture, insieme a me le tue fratture sono linee da congiungere alle mie, senza me sei ciò che temi di te stesso e se accadrà che lo saprai sarà sempre troppo tardi anche solo di un minuto, non sei fatto per il tempo, non sei fatto per il mondo, eri fatto per il tempo e per il mondo che ti stavo regalando e hai rifiutato – forse è vero che ero amara ma succede che la cura al suo principio faccia male mentre il male si ribella, non vuol essere scacciato, accusavi tutti gli altri di aggrapparsi con le unghie e con i denti a quelle cose che soltanto li rendevano infelici, li accusavi dei tuoi errori che hai nascosto nelle tasche dei cappotti dei passanti ché credevi che così avresti scampato il grave rischio di affondare – anche fossimo affondati non avremmo che potuto che affondare sorridendo, deflagrando luminosi contro il fondo, mescolandoci a quel fango in cui dicevi necessario di sporcarsi – se vedessi le mie mani, adesso, adesso, ma le tue, sono sicura, son pulite, sei finito nel momento in cui hai deciso di finirmi non sapendo che io, fine, non conosco, mi ricreo e se muoio, nasco.

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2 thoughts on “In an Expression of the Inexpressible

    1. adesso leggo il tuo commento e vorrei dirti: grazie. però poi mi viene in mente che ieri sera stavo leggendo un libro e c’era scritto qualcosa del tipo: più sai usare le parole più ti allontani anziché avvicinarti a quello che vuoi realmente esprimere.
      non so dove stia la verità. forse semplicemente nel fatto che, in un modo o nell’altro, sono riuscita a raccontarti una storia che conosci.

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