So cry all you want, I won’t tell anybody.

Sarà che nel corso degli anni ho imparato a considerare come amiche persone mai viste, solo lette – e non parlo di questi ultimi anni di email e blog e cose del genere, intendo anche gli anni prima di questi, quelli passati in compagnia di certi personaggi che mi sembravano gli unici a meritarsi la mia fiducia, ma non credo.
A me con lui, con Dave, è successa una cosa che non ho mai confessato a nessuno, e la dico adesso perché mi sembra l’unico modo per arrivare a spiegare perché ancora adesso sono qui a ricordarlo e a sentire la sua mancanza, forte, ogni giorno. Quando ho cominciato a leggerlo, la prima volta, ho pensato che fosse antipatico. Ho pensato, boriosa testa di cazzo, o qualcosa del genere. Sarà che nel corso degli anni ho imparato che quando qualcuno mi suscita una reazione del genere devo fermarmi e guardarmi dentro e, quasi sicuramente, troverò che tutte le cose che mi fanno antipatia di quel qualcuno sono le cose che mi fanno antipatia di me stessa, ma quando incontro qualcuno così non posso non affezionarmici, poi. Perché penso a tutte le persone che hanno provato per me quella stessa antipatia viscerale senza riuscire a riconoscerla come affinità. Perché penso che, se proprio non riesco ad affezionarmi a me stessa, devo riuscirci almeno con quelli che mi somigliano, per volermi bene per procura, in un certo senso. L’antipatia, insomma, è durata molto poco, giusto il tempo per riconoscerlo come simile. Come persona, al di là della scrittura. Come persona che mi ha insegnato ad amare cose che mai avrei pensato di potere amare, o ad amare ancora di più cose che pensavo già di amare alla follia. Mi ha aiutato ad ammettere a me stessa che scrivevo per chiedere amore. Mi ha aiutato a impararmi meglio, che poi è quello che fanno gli amici.

Del funerale ricordo la rabbia. Del funerale ricordo un gruppo di donne che si scambiavano confidenze, mi hanno detto che quando l’hanno trovato era irriconoscibile, gonfio e verde, e un’altra, mi ha detto che quando l’hanno trovato era irriconoscibile per via delle ferite, in mare le onde ti sbattono contro gli scogli e i pesci ti mangiano la faccia, e così via, e ognuna di loro sembrava volere stupire l’altra e ognuna di loro non stava parlando di lui, non stava parlando per lui – chissà cosa passava loro per la testa, in quel momento, meno male che non è capitato a me, pensavano, meno male che non sono io a essere spezzata dal dolore, pensavano, e intanto almeno una di loro gioiva in segreto per avere disgustato le altre col suo racconto più di quanto le altre avessero disgustato lei con il loro, e una era stata all’obitorio e le altre si basavano su racconti tramandati da un tempo in cui le barche di legno naufragavano nel lago, da un tempo in cui le donne aspettavano i loro uomini a riva guardando il cielo, saggiando il vento.
Allo stesso modo ricordo i dettagli della sua autopsia dati in pasto ai cani incapaci di comprendere quello che c’è al di là della disperazione, incapaci di rispettare il gesto più incomprensibile, se non a quelli tornati indietro dalla luce bianca, rifiutati dalla vita e dalla morte.

Quel giorno là, io non me lo dimentico. Non dimentico la disperazione che mi ha portata a cercare immediatamente il conforto di chi avrebbe potuto capirla, questa disperazione, e dividerla con me, condividerla con me, per poi finire a ricordare le cose belle che Dave ci ha lasciato in dono nel corso degli anni. Come a una veglia funebre, quando si iniziano a ricordare i momenti passati insieme piangendo e sorridendo allo stesso tempo.
Ho iniziato a leggere i ricordi di chi l’aveva conosciuto davvero, ed era proprio come lo avevo sentito, pensato, immaginato. C’era una ragazza che era stata una sua alunna e parlava di come lui andasse in aula con un sacchetto di non ricordo cosa, mandorle o semi di zucca, offrendole ai suoi studenti. Descriveva il modo in cui lo faceva, in silenzio, spingendo il sacchetto davanti al tuo naso finché non ci infilavi dentro la mano a pescare le mandorle o i semi di zucca o quello che erano. Sapevo che mi sarebbe mancato per sempre ma quando ho letto questa cosa qui ho capito che sì, davvero mi sarebbe mancato per sempre.

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