Just leave me alone / In the place where I make no mistakes / In the place where I have what it takes

Ho versato un po’ di bagnoschiuma sul fondo della vasca e poi ho guardato il modo in cui il getto d’acqua formava la schiuma, l’ho indirizzato perché diventasse tutta alta uguale prima di immergermici dentro. Ho pensato che tu sei l’acqua e io sono la schiuma perché sei tu a crearmi e sei sempre tu che, alla fine, mi distruggi – l’ho pensato mentre pulivo la vasca dagli ultimi residui, spingendoli nello scarico, mentre mi annusavo le spalle che odoravano di lavanda.
Ho pensato che sei il temperino e io sono la matita, e a volte mi affili e a volte mi spezzi, ho pensato che sei tutte queste cose e ho deciso di cambiarmi la composizione, ho deciso di diventare io acqua, io temperino, ho deciso di non volere più essere schiuma o matita.

Ho pensato alle persone con cui sono stata acqua e alle persone con cui sono stata schiuma e mi sono chiesta se ci sono persone che possono essere acqua e basta l’una per l’altra, una goccia di me e una goccia di te e così via fino a fare traboccare il vaso e diventare fiume – come quando guardo il Po e mi dico che lì dentro scorre anche la mia acqua, quella del lago, per una questione di affluenti, e forse avrei potuto fare una pausa lungo il Ticino, prima, per rendere il passaggio più graduale da una terra all’altra – sono così diverse che il cambiamento ogni volta mi toglie il respiro o soffocandolo tra le altezze delle montagne o dissipandolo tra le ampiezze della pianura.
Volevo riempirti e volevo essere piena di te, ma tu avevi un buco e mi perdevi e il tuo getto era così potente da perdersi a metà e uscirmi dagli occhi.
Mi sono chiesta se due persone possono essere entrambe matite e, di parola in parola, scrivere la loro storia, ma poi non sarebbe uguale lo stesso, una mano calca di più, l’altra calca di meno, una mina si consuma più velocemente dell’altra e qualcosa o qualcuno finirebbe per spezzarsi comunque.
Volevo scriverti e volevo essere scritta da te, ma le parole ci si deformavano addosso come i tatuaggi sul corpo che cambia e invecchia, e i loro significati ci si deformavano dentro come malattie.
Mi sono chiesta come ci si riconosce, e sono giunta alla conclusione che è troppo difficile perché siamo metà persone e metà bestie e già è un problema riconoscersi in due, figuriamoci in quattro – la mia persona che riconosce la tua persona, la mia bestia che riconosce la tua bestia, e persona e bestia non vanno d’accordo e quello che vuole una è diverso da quello che vuole l’altra e così si finisce addirittura per litigare con se stessi, prendersi a schiaffi senza nemmeno bisogno dello specchio, e finisco per diventare ghiaccio intoccabile o vapore impalpabile, finisco per diventare polvere nera di grafite o lama che non taglia, finisco per trovarti quando non ti cerco – finisci per farti trovare quando l’ultima cosa che voglio è cercarti, trovarti, riconoscerti per l’ennesima volta, quando sono troppo stanca per versarmi nella tua gola riarsa, nel tuo cuore arido, nei tuoi pensieri brulli.

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4 thoughts on “Just leave me alone / In the place where I make no mistakes / In the place where I have what it takes

  1. Come sempre mi ritrovo in quello che scrivi.
    Acqua schiuma, temperino matita, ghiaccio vapore.
    L’ultima parte poi, quella delle persone-bestie, è grandiosa!
    Scrittrice al 1000%.
    :)

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