You’re an accident / waiting to happen

Per esempio, se potessi incontrare qualcuno nel passato incontrerei me stessa. Di solito in queste cose funziona così: la persona del passato e la persona del futuro non possono interagire o succederanno disastri, e a volte c’è anche un’altra clausola, quella che dice di non cambiare niente del passato, la storia della farfalla e dell’uragano.
Ma siccome questa storia la sto scrivendo io e posso deciderne le regole, queste le tolgo, o la storia sarebbe già finita.
Nei miei viaggi del tempo, però, c’è un effetto collaterale: una volta entrati nella macchina e impostata la data, ci si ritrova sì, in quella data, ma trasformati in un’altra persona o in un oggetto, in un animale.
Dico così ma non vorrei mai cambiare quello che è stato in quello che avrebbe potuto essere. Chissà chi sarei adesso, altrimenti. Non mi riconoscerei, perderei il mio unico punto di riferimento.
O forse siamo fatti per essere come siamo fatti e non importa quello che viviamo, arriviamo comunque ad avere una certa forma già stabilita.
La verità è che non capisco niente di viaggi nel tempo, di destino, di caso, di me stessa. Faccio meno fatica a capire gli altri, mi sembra, perché quando si tratta di loro posso fare a meno delle mie resistenze, della mia torre di meccanismi di difesa – dev’essere per questo che taglio così spesso i capelli, perché nessuno possa arrampicarsi sulla mia treccia e liberarmi. Non è neanche vero che capisco gli altri. Capisco la versione di me che sarei se fossi loro. Non è neanche vero che capisco in generale. Capisco quel che mi fa comodo capire, il resto lo ignoro, e quando dico: lo ignoro, non intendo: non lo conosco. Intendo, faccio in modo di non conoscerlo.
Per esempio, mi immergo volentieri nei miei lati oscuri perché so che non ci saranno sorprese; gli altri lati non li esploro per non dovere subire la delusione di non trovarci niente, o di trovare ostriche senza perla e senza mollusco, gusci vuoti, gusci brutti.
La differenza tra un vaso ed un guscio: il vaso contiene, il guscio protegge. Io sono un guscio sottile, proteggo solo dalle carezze. La differenza tra me e gli altri: porto gli occhiali perché non vedo da lontano, ma le mie pupille sono microscopi e mettono a fuoco tutto quello che vorrei non vedere. A volte si riflettono sulla superficie del vetrino e sbaglio – hai spento gli occhi e invece non sono mai stati accesi, specchi fuori a riflettere il mio delirio di grandezza, specchi dentro a riflettere le tue distorsioni. Mi avevi scattato una fotografia mentre mi stavo girando a guardarti, mi stavo girando piano per sentirmi la carezza dei capelli sulla schiena e sorridevo al sole che li faceva del colore della corteccia.
Se mi incontrassi nel passato mi trasformerei in benda e mi coprirei gli occhi. Mi lascerei procedere a tentoni verso il presente, e inciamperei negli stessi sbagli, e sbatterei contro gli stessi spigoli, ma mi ritroverei, ora, con le pupille atrofizzate, incapace di mettere a fuoco ciò che dovrebbe restare acqua, terra, aria.

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7 thoughts on “You’re an accident / waiting to happen

  1. Se a ogni vita ci si reincarna in un essere inferiore mi sa che io sono al penultimo giro, quindi direi nella seconda, se non hai di meglio da fare. Altrimenti mi va bene anche conoscere Garibaldi.

    1. Garibaldi secondo me è un po’ difficile, visto tutte le case in cui ha dormito/mangiato/si è fermato/eccetera, per cui toccherebbe inseguirlo. Nella seconda, tra le altre cose, ero una lanciatrice di coltelli. Tuono avvisato…

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