“God, what sexual satisfaction!” [*]

Mi piacerebbe essere capace di scrivere le cose in modo semplice, le cose che mi passano per la testa e ci fanno il nido e quelle che che si limitano a passare e chissà da dove escono – una volta dicevano, quello che ti dico ti entra da un orecchio e ti esce dall’altro, e allora me le immagino, queste cose che mi passano per la testa entrando da un orecchio, si fanno un giro, e poi escono dall’altro, e magari io sto dormendo dal lato sbagliato e restano intrappolate tra il padiglione auricolare e il cuscino fino a quando, nel sonno, non mi giro dall’altra parte e, nel frattempo, si trasformano per qualche minuto in sogni – perché i sogni sembrano lunghissimi ma, in realtà, durano poco, molto poco, sono concentrati, ne basta una goccia invece che un tappo, per fare una storia.
Mi piacerebbe essere capace di scrivere le cose in modo semplice per capirle io, per prima, e poi per farle capire agli altri. Io sono avvantaggiata perché conosco certi retroscena, di queste cose, e allora mi basta una parola per richiamarmi alla mente tutto il ragionamento che ci sta dietro, ma gli altri, gli altri poi si trovano in difficoltà, giustamente, quando cercano di capire quello che voglio dire, mi sembra.
Ci sono certe persone che riescono a scrivere una frase e tu la leggi ed è semplice, è semplice nella struttura, è semplice nella scelta delle parole, è una frase che basta leggerla una volta per capirla; io vorrei scrivere così, a volte, per avere almeno l’impressione che le cose che mi passano per la testa – quelle che mi passano per la testa e ci fanno il nido – non siano poi così complicate. Basterebbe trovare – di cosa sono fatti i nidi? Prima il rametto che l’uccello che si occupa delle cose che mi passano per la testa ha piegato col becco a fare da struttura portante, il rametto di tutte le cose passate, quelle che, se invece di passarmi per la testa mi fossero passate per la gola sarebbero rimaste lì senza riuscire ad andare né su né giù. Poi dovrei trovare le piume, che servono a tenere calde le uova nel nido, le piume che sono i pensieri che fanno il solletico (di solito cominciano con: cosa sarebbe successo se, o cose del genere), quei pensieri che, invece di uscire dall’orecchio, mi sa, escono dal naso in uno di quegli starnuti fuori stagione, isolati.
Poi c’è l’erba, ci sono le foglie. Quando l’uccello le prende per farci il nido sono verdi e poi si seccano, sono le idee che all’inizio sembrano buone ma poi, per un motivo o per l’altro, restano inutilizzate – perché non sono poi così buone o perché succede qualcosa che me le fa scordare o perché per realizzare bisogna essere in due, e io sono da sola.
Basterebbe imparassi a soffiarmi il naso forte nel fazzoletto, arrotolarlo intorno al dito e infilarlo nella narice e grattare i residui delle cose che penso rimasti incastrati in quei peli duri che dicono essere lì per proteggerci dalle sostanze estranee, e se poi aprissi il fazzoletto per guardare cosa è uscito dal mio naso troverei muco del colore dell’erba e delle foglie, caccole di cose passate, filamenti di ossessioni, potrei appiccicarli sotto al tavolo o sotto alle sedie a lasciarli morire.

[*]

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