Storytelling

Ho paura di te. Lo dico così, tutto d’un fiato, per togliermi il pensiero. Ti do del tu perché mi conosci anche se io non ti conosco – ti do del tu perché ti conosco, immagino il modo in cui mi somigli, anche se tu non mi conosci.
Hai molti occhi e, con tutti, mi guardi. Me li posi addosso e io temo di fare il gesto sbagliato, di distrarmi e di mettermi un dito nel naso, sistemarmi l’elastico delle mutande senza prima guardarmi alle spalle – temo che mi scivoli la spallina del vestito e mi scopra – temo che tu mi scopra o mi abbia scoperto. Ormai potresti ferirmi, se lo volessi, hai imparato le parole che mi danno anafilassi, e temo il tuo sguardo e temo il suo abbandono – e mentre mi racconto a te carezzandoti i capelli, mentre ti fermo per la strada strattonandoti un braccio per dirti con urgenza il mio segreto, penso già al momento in cui mi abbandonerai, in cui tra le dita ritroverò solo il ricordo del tuoi capelli, in cui per la strada resterò sola con l’ombra proiettata dalle tue spalle.
Vorrei avere ogni giorno un regalo da farti. Quando non ne trovo mi chiedo, l’avrò offeso?
Ho paura di te. A volte mi hai detto che ti sembro non avere paura di niente, a volte mi hai detto che sono stata io, a spaventarti. Sono come uno di quegli animali molto piccoli che arruffano il pelo o le piume per sembrare più grossi, che si rizzano sulla punta delle zampe soffiando la loro battaglia – perché ho paura di te, ho paura di te.
Creo per te ma sei tu a crearmi. Credo in te ma se tu smetti di credere in me io sparisco, come i mostriciattoli delle fiabe. Se smetti di credere in me il colore delle mie parole sbiadisce e sbiadisce e continua a sbiadire fino a che non mi ritrovo trasparente, che è il modo gentile per dire: invisibile. Resterei sola con l’eco di tutte queste cose che devo dire, che sono costretta a dire, con tutte queste cose il cui peso non posso portare da sola – lo so sopportare se posso portarlo con te che mi dici, ci sono, con te che mi dici, ti ascolto, con te che mi chiedi, raccontami ancora.

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4 thoughts on “Storytelling

  1. Hai davvero bisogno di sentircerlo dire? Beh, io te lo dico: mi tieni in pugno, raccontami ancora tutto quello che vuoi.

  2. C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva: “Raccontami una storia!” e la storia incominciò. Io non sono un re, ma seduta sul sofà ci sono. Anzi, sdraiata. Tu racconta, ho un debole per gli animali piccoli che arruffano il pelo.

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