The rip

Dice che se mi impongo la regola di non pensarci, di non pensarti, la regola si forma dietro la fronte sotto forma di parole che dicono: non pensare a ci, non pensare a ti. Dice che la regola ci contiene, ti contiene, e allora – ci ti – sarò costretta a pensare ci, a pensare ti, per evocazione, come quando sono seduta al cinema da sola e avverto il vuoto nella poltrona accanto solo perché ho conosciuto il pieno della presenza che mi sfiora la spalla, e la mia spalla ricorda il contatto, e la mia pelle l’ha insegnato al pensiero creando un circuito che è stato il circuito che mi faceva appoggiare la testa sul tuo petto e che ora è il circuito della mancanza.
Dice che le parole che mi si affollano dietro la fronte mi raccontano il passato com’è stato, dice che le parole che mi si affollano dietro la fronte mi raccontano il futuro immaginato – dice che non ci sono parole per il presente che non richiede parole, ma presenza. E allora succede che sono sempre assente e non ho nemmeno la segreteria telefonica, succede che chi mi cerca non mi trova e non ha la possibilità di lasciarmi un messaggio, il messaggio che potrebbe riportarmi qui, alle dodici e sei minuti del cinque giugno duemilaedieci. Il messaggio che potrebbe chiedermi, vieni al cinema con me, e insegnarmi una nuova presenza che annacqui quella vecchia.
Dice che se credo che non sarò mai più felice, se credo che sempre mi mancherà quello specifico tipo di felicità, e mi comporto, in conseguenza, come se davvero sapessi che non sarò più felice, come se davvero sapessi che sempre mi mancherà quello specifico tipo di felicità, allora mi convincerò che è così e sarà così davvero, sarà così sempre di più.
Hai tradito le speranze che mi avevi regalato e hai tradito me, nelle parole e nelle cose; e allora mi impongo di osservare il modo in cui mi manchi fino a quando il dolore non diventerà nostalgia, mi impongo di insegnarmi che la nostalgia riguarda le cose che sarebbero potute essere e non sono state, riguarda le cose che ho immaginato che abbiamo immaginato, riguarda le bugie che mi hai raccontato e l’unica bugia che ti ho raccontato io per salvarmi. E adesso che so che non c’è salvezza, adesso che so che non c’è lieto fine, che almeno sia lieta l’ora in cui sono, che almeno mi faccia scordare il dolore dell’amputazione.
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