you never see the lonely me at all

non ho mai davvero imparato a raccontarmi perché ci sono pagine e pagine della mia storia che si ripetono come per un difetto di stampa o di impaginazione, non ho mai davvero imparato a raccontarmi perché raramente qualcuno mi chiede, racconta, nel modo in cui andrebbe chiesto, spingendo il mento in avanti e chiudendo gli occhi o guardando e bevendo ogni mio movimento, non ho mai davvero imparato e allora gli strati più superficiali nel senso, vicini alla crosta di adesso, li gratto e li soffio e li invento – avevo parole per quelli di prima, parole imparate nel tempo come copioni da recitare cambiando l’intonazione ogni volta, lasciando che il pubblico un po’ mi plasmasse ogni sera, spegnendomi prima, spegnendomi dopo – ho sempre o quasi scelto di dire storie non mie che di volta in volta facessero come da contenitore alle cose inesplose che mi tengo dentro, le cose che crescono al buio innaffiate dagli alti e dai bassi di questo mio umore che non si bilancia da solo e anch’io finisco per sporgermi avanti o lasciarmi cadere all’indietro a gambe per aria infischiandomene della densità del cielo alle spalle e del materiale che di volta in volta mi accoglie e rimbalzo o sprofondo o atterro secca e scomposta nei visceri e nelle giunture.
non ho mai davvero imparato perché non c’è un filo che va dall’inizio alla fine ma sono un groviglio di fili, di spago, di peli e capelli e non tutti son miei e certi nodi, a tirarli, finisce che il fusto si spezza, e se non avessi quest’impalcatura potrei non essere niente e già sono niente e tendo a cambiare di forma e di stato – mi sciolgo – infilami un dito nell’ombelico e ti accorgerai che mi passi, mi arrivi alla schiena, se spingi – eppure ho bisogno di raccontarmi per darmi contorni e carne e saliva, son pericolosa a me stessa da quando ho perduto il pudore e non mi vergogno di niente se non di ciò che non so raccontare, di ciò che racconto un po’ come fosse successo ad un altro, e bravo è chi mi capisce e cattiva io sono se riesco a non farmi capire perché mi nascondo facendomi scudo col vocabolario invece di porgermi rossa e bagnata e della grandezza di un pugno.

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One thought on “you never see the lonely me at all

  1. Prima di tutto dovrei spiegarti dove sono e cosa sto facendo, ma non è tanto facile. Il che non significa che io mi trovi in una situazione particolarmente complicata. Al contrario, la situazione in sè credo sia piuttosto chiara, e anche il percorso che mi ci ha portato. Basta tracciare una linea continua da un punto all’altro con una matita e un righello, semplicissimo. Eppure se cerco di spiegarti tutto per filo e per segno non so perchè ma le parole non mi vengono. La testa mi si riempie di materia bianca, come quella di un pupazzo di neve.

    H. Murakami, L’uccello che girava le viti del mondo

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