me-totemo-utsukushi-i-desu-ne totemo-utsukushi-i-me-wo-shitemasu

dico una di quelle cose da grandi: cosa vorresti essere, non so, chi vorresti essere, fammici pensare, che persona, ecco, ho capito – è adesso che dico una di quelle cose da grandi – ho capito, rispondo. una persona che sa accontentarsi, una persona che, accontentandosi, gode. mi dico: è questo il segreto? mi dico: funziona così? sapere per filo e per segno che quello che hai coincide con ciò che ti basta? ci penso, mi dico: il problema è che niente mi basta e voglio tutto e l’unico modo per arrivare a essere quella persona, mi spiego, sarebbe nella coincidenza del tutto con quell’abbastanza, e allora capisci, se è tutto, è tutto, abbastanza è abbastanza, mi dico che sono due cose diverse, mi dico che no, non funziona, mi dico che è colpa delle mie mani incapaci di trattenere quello che hanno, mi dico che è colpa della mia bocca che dice senza filtrare e ogni parola è una parola di troppo, non potere dire niente non potere urlare non potere avere potere se non sul piede che scivola fuori dalla scarpa e preme nudo l’acceleratore come se ci fosse una destinazione – non c’è, non c’è mai stata, non ci sarà mai – e fermarsi infilandosi nel parcheggio con un colpo di mano e restare a motore spento lasciare entrare il freddo dallo spiraglio dei finestrini non muoversi, trattenere il respiro e il conato, veicolare la gioia e il dolore nel canto senza voce prima di iniziare a dimenticare, prima di iniziare a rivivere il passato su pellicola scaduta – i colori acidi e i movimenti a scatti, i paesaggi accartocciati – non ero io, io stavo guardando – i cieli di nuvole gonfie come la patta dei pantaloni come la vescica che svuoto accucciata come un animale mi guardo intorno per evitare gli agguati che mi tendo da sola – che ora a pensarci non c’era niente di cui preoccuparsi e anzi la morte mi avrebbe dato i colori che cerco intonati ai colori che indosso, il nero negli occhi – più rido e più mi somiglio allo stadio anteriore dell’evoluzione e non ho ancora capito la mia direzione; la mia posizione: a prenderlo in culo, le regole non le conosco e finisco per perdere sempre qualcosa o qualtutto, azzerarmi, partire di nuovo un po’ più pesante.

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5 thoughts on “me-totemo-utsukushi-i-desu-ne totemo-utsukushi-i-me-wo-shitemasu

  1. cambia il fiume, cambio io cambiata dal fiume dal vento dal sole dai giorni da ciò che accade e non accade

  2. siamo ocean spray vuoti a perdere scambio cielo/mare orizzonte in mano impalpabile come l’acqua, volatile come gas

  3. se fossi impalpabile volatile non sarei così pesante. sono di una materia molto resistente, ancora più permeabile. ho le impronte di tutte le volte che sono stata camminata a disegnarmi addosso una mappa.

  4. lascia le crepe lascia le erosioni tutto in superficie lascia i crateri siamo nudi siamo materia in esposizione nelle maschere non c’è verità nelle crepe della mappa la verità pulsa e sgorga e lascia dietro di sè una scia guardare avanti ad occhi spalancati non scansare crepe e cicatrici perchè ancora vivi

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