Memory Lane [*]

Torno spesso a quel primo ricordo al ricordo in cui avevo anni: quattro, e mi ero arrampicata sulla poltrona, torno spesso a quello che credo essere il mio primo ricordo ma ormai nemmeno lo ricordo davvero, è un solco nel disco della memoria ma la puntina del mio pensiero ha perduto aderenza e – mi ero accucciata sulla poltrona stringendo un maglione nero e peloso – salto, deformo, distorco.
Il maglione era di mia madre e non so perché fosse sulla poltrona, perché l’avesse lasciato a casa perché non l’avesse portato con sé; mi chiedo se nel momento prima il momento che non ricordo prima che inizi quel primo ricordo mia madre si sia vestita di fretta abbia scordato il maglione chinandosi sulla mia fronte per salutarmi e uscire e sparire, mi chiedo se nel momento prima il momento che non ricordo prima che inizi quel primo ricordo io abbia salito le scale, sia entrata nella camera grande e in punta di piedi abbia aperto l’armadio, in ginocchio abbia aperto i cassetti cercando e trovando il maglione nero e peloso con una spilla appuntata sul collo, un cammeo, un profilo di donna perfetto, scolpito, la nuca una curva così seducente i capelli raccolti, il colore chiaro ma caldo di quella pelle incisa o intagliata – in quel primo ricordo stringevo il maglione col naso affondato in mezzo alle fibre per annusarlo, il maglione aveva il suo odore e l’odore della sua assenza, il maglione aveva due odori ma uno e l’uno mai avrebbe dovuto conoscere l’altro e mai io avrei dovuto conoscere se non il primo e invece di quello dell’altro me ne riempivo i polmoni per accettare di essere, per la prima volta, davvero da sola, per insegnare a me stessa che la solitudine è morbida e calda e profuma di buono e funziona bene sia come cuscino che come coperta anche se pizzica un po’ e non si muove se non se ci infili dentro le braccia e stringi te stessa, per ingannarmi dicendomi no, non è colpa mia, anche se dal telefono rosso che funzionava solo per finta avevo sentito il contrario, sei stata cattiva e allora la mamma non torna, e mica sapevo che era uno scherzo, che i grandi nella stanza dei grandi nascosti guardavano me stortare la bocca arricciare il naso e poi stropicciarmi gli occhi di pianto e finite di là le risate qualcuno sarebbe arrivato a prendermi in braccio e dirmi, ci avevi creduto? perché a quell’età si crede a ogni cosa se quello che dice la cosa è serio abbastanza, è l’età in cui ci si deve fidare per forza e prender per buona ogni parola è un’età non tanto diversa da quella di adesso, da questo punto di vista, e non ho più nemmeno il maglione.

[*]

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5 thoughts on “Memory Lane [*]

  1. Il mio primo ricordo. Non so quale sia. Cambia in continuazione. Il mio più recente primo ricordo è un pomeriggio passato a casa di mia nonna, seduto a terra davanti alla tv, sullo schermo una squallida telenovela venezuelana. I gusti delle nonne. Già, non è affatto un buonissimo primo ricordo…

    D.

  2. mi sa che i primi ricordi, recenti o meno, sono quasi sempre un po’ così, di quel colore. c’è tutta una spiegazione quasi-scientifica, anche, sul motivo, ma è colpa mia che ho dato la prima pennellata – fosse stata rossa o azzurra forse anche il tuo più recente primo ricordo sarebbe stato diverso, chissà.

  3. Chissà… probabilmente sì, sarebbe cambiato, la mente è così suggestionabile… Anche se, pensandoci bene, il mio secondo primo ricordo, quello che, in caso di superamento del primo, sarebbe salito in vetta alla classifica, è un incubo che feci anni e anni fa… c’erano parenti e vampiri e tavole apparecchiate ma senza porzioni, piatti vuoti. Un’assurdità onirica di serie B…

    D.

    P.S. Non sapevo che dietro il quasi-sempre-grigio dei primi ricordi ci fosse una ragione precisa. La cosa mi incuriosisce, anche se non sono un appassionato di questioni psichiatriche. Di cosa si tratta?

  4. sistema limbico, circuito memoria emozione, tutto ciò che è emotivamente rilevante tende a essere ricordato meglio, amigdala, cose del genere.

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