morte; morire

parlavamo sempre di morte; morire. a volte il discorso iniziava, ho incontrato uno che non vedevo da tempo, mi ha detto che è morto tizio. a volte il discorso iniziava, stavo passando là e mi sono fermata a guardare e te lo ricordi? è morto, aveva solo quarant’anni, quarantacinque, cinquanta, sessantadue. a volte il discorso iniziava, perché hai così tanta paura di morire? non ti ricordi quella cosa, quando c’è la morte non ci sei tu non ci sei più? a volte il discorso iniziava, muoio prima io. no, prima io. no, prima io. morire per primi alla fine è la cosa più facile, ci credo che facevamo la gara. a volte penso ancora che vorrei vincerla io, ma mi rendo conto di essere molto egoista.
a volte il discorso iniziava, al cimitero ci sono altri due posti. a volte il discorso iniziava, adesso dici così, ma quando sarò morta. a volte il discorso iniziava, pazzesco.
iniziava, questo me lo porto nella tomba, questo te lo lascio. iniziava, è un attimo.
parlavamo sempre di morte, morire, come avremmo potuto parlare di quella vacanza all’estero che avremmo potuto fare sapendo benissimo che non l’avremmo fatta mai. di buoni propositi da non mantenere. ne parlavamo solo quando i cadaveri non potevano più sentire, sei piedi sotto terra. non ho mai visto un cadavere. non ho mai toccato la pelle fredda e tesa, non conosco l’odore della morte. ero sempre da un’altra parte, con lo zainetto preparato in fretta e le calze spaiate.
parlavamo degli scrittori che si sono suicidati. parlavamo di attori in bianco e nero adesso saranno tutti morti. il gatto di quel film, morto di sicuro. il mio cane, lui l’ho accarezzato sulla testa fino a quando non ha smesso di respirare. era la vigilia e c’era aria di neve. negli anni gli era come venuta una barba bianca sotto al mento.
il mio gatto, di notte, a volte sembra morto. dorme così profondamente col corpo irrigidito e il respiro trattenuto che mi sveglio e lo accarezzo e penso, cazzo no ti prego e lo prendo tra le mani e lo sollevo e lo muovo finché non si sveglia e lo riempio di baci sulla testa.
parlavamo sempre di morte; morire. sono andati fino in russia, non l’avremmo detto mai. penso che crescendo sto uccidendo i miei genitori. mi sento in colpa. penso che ogni tanto sarebbe bello poter mettere il tempo in pausa.
non è che abbiamo detto, non parliamone più. è stato di tacito accordo che abbiamo smesso di parlare sempre di morte; morire. era così giovane. è ancora così giovane. aveva la mia età. adesso sono più vecchia rispetto all’età che lui aveva quando l’ho pianto a quindici anni. se fosse ancora vivo, non lo è. fossi morta, non lo sono. la paura che adesso le nostre parole abbiano un peso diverso, premoniscano, condannino. rendano reali le corone di fiori, le lapidi, la sedia vuota. se fossi lì la sedia vuota non riuscirei a guardarla. non mi siedo mai sulla stessa sedia per non perdere al gioco, evitare l’eliminazione. non mi siedo mai nello stesso punto del divano per non lasciare la mia impronta.

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