concezioni

non usare lo stesso incipit, poi sarebbe uguale. le crepe nell’intonaco, le stai guardando, le sto guardando, le crepe nell’intonaco sono senz’altro diverse – il mio muro è bianco tendente al giallo fumo, le crepe sono verticali e una in particolare gonfia la vernice e sembra una vena che scorre sotto la pelle della casa, è nel suo centro, porta il sangue dritto al cuore che è poi la mia chitarra o la mia borsa o qualsiasi cosa sia appoggiata lì sotto, se allungassi le gambe ci sarei io, a prendere quel sangue, di che colore è il sangue della casa?
non sento il rumore dei tuoi tasti, sento il rumore dei miei.
non sento il rumore del tuo respiro, sento solo il mio.
sento un fruscio, forse un colpo di tosse o una risata, è come se fossi sola. come. se. fossi.
sono sola, anche se sei dall’altra parte e scrivi e io non ci sarò, tra le righe o nelle parole contenitori vuoti di me pieni di te stronzo egocentrico scrittore.
io sono una stronza egocentrica e la scrittura è una scusa –
scusa se penso solo a me stessa, la scrittura viene prima.
scusa se non ho lavato i piatti, devo scrivere.
scusa se esco vado faccio torno tardi torno rossa di sudore, scusa se mi dimentico dell’esistenza di chiunque – smettila di ridere, tu, all’altro capo del filo che non c’è, vorrei chiederti, perché ridi? stai ridendo? oppure potrei adombrarmi e chiederti, stai ridendo di me?
tiri su col naso, forse, adesso. non c’è tempo per il fazzoletto, lo faccio anch’io.

lo so che non era questo che intendevi, quando mi hai chiesto, scriviamo in contemporanea, facciamo questo esperimento.
tu intendevi, scrivere, come se io non esistessi tu non esistessi.
io intendevo qualcosa che somiglia più a: scopiamo. è questo, scrivere. la struttura di un racconto, di un romanzo, se ci pensi, assomiglia al coito: i preliminari, poi cambiamento di posizione, poi climax, risoluzione, sigaretta chiudendo la copertina stringendo le gambe intorno ai fianchi di qualcuno.
le parole, le parole fanno qualcosa alla lingua, la muovono come un bacio. le frasi, le frasi contano le vertebre come baci, scostando i capelli di lato.
adesso non ti sento più perché sento solo me stessa. adesso è come se mi stessi masturbando. adesso mi hai chiesto di dirti basta, ti ho risposto, no, ancora, vedi che la similitudine regge? ancora, ancora, ancora, basta. lo scrittore è un animale che sublima i suoi istinti sulla carta. tu sei altrove, la menzogna è smascherata, niente orgasmo, non lo fingo, ma finisco in un latrato, in/te/r/rotta.

Annunci

2 thoughts on “concezioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...