16mar09

la mattina dopo la pioggia ha il colore dei campi da tennis, verde brillante e rosso mattone e il cielo azzurro sudore di gocce e condensa e vapore, non c’è rete se non la ragnatela che pende dall’alto e cattura la polvere che vola spinta dall’aria spinta dai passi pesanti sul legno spinta dalle correnti di queste finestre aperte d’inverno e d’estate, ammetto che sono impotente di fronte alla vita, ammetto di essere fuori controllo e mi affido a un potere più grande, la mattina dopo la pioggia ha il colore dei campi da calcio abbracciati da piste da corsa che accettano i chiodi li accetto anch’io e mi sottometto ma non concepisco, fatico a capire il perché dell’immagine rigurgitata alle otto specchiandomi dentro la tazza e dietro la tenda, il campo da tennis non mi appartiene, se non forse quello di terra battuta sul lago – passandoci a volte avrei potuto vedere mio padre, passandoci dietro scalando i gradoni a volte avrei potuto trovare rifugio da occhi indiscreti ma allora ancora importava, ammetto i miei torti col cazzo li ammetto ho solo ragioni, è qui che mi inciampo, è qui che finisco da sola vivendo in assenza di leggi che ho solo le leggi che a volte mi detto da sola e hanno senso solo per me e nessun altro, lavare le mani due volte di fila e lasciarmi parlare senza pensare a chi ascolta, cogliere ogni occasione per recitare e crederci sempre e scrivere assecondando la musica dentro la testa di me che conosco il mio ritmo e desiderare di essere in grado, come meditando, di rallentare ogni mia funzione, spegnermi un poco, il tanto che basta per non bruciare, spegnermi un poco, il tanto che basta per non affondare nella marea che mi straripa gli occhi mi sale la gola, mi dico le cose e poi non mi ascolto non credo che l’unica cosa reale in questo momento è che son fatta d’acqua, al risveglio son fatta di terra che trema nelle mie ginocchia e poi piovo e non smetto e sulle mie pendici son senza radici che frenino questa alluvione e le frane di ore che tutti hanno dimenticato ma io le ricordo, se fingo il contrario è solo per vivere quieta all’esterno di me che all’esterno sono poco più di una proiezione che ingombra senza spaziare

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2 thoughts on “16mar09

  1. “ammetto che sono impotente di fronte alla vita, ammetto di essere fuori controllo e mi affido a un potere più grande” mi piace tanto questa frase e spesso mi ci ritrovo e mi ci perdo e poi la ritrovo e la dimentico ma solo a livello inconscio ma in realtà poi spunta fuori in versione neon sarcastico e sparachiodi e corda al collo e allora mi torna in mente potentemente sovversiva e -reale-

  2. Nella possibilità di affidarsi a un potere più grande risiede il potere/piacere di affrontare la vita, di riprendere controllo, non di ogni cosa ma almeno di un po’…o no?

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