17feb09

non è concesso pianto. non è concessa debolezza. non è concessa fatica. è concesso concedermi e restare invenduta non vinta, polverosa restare parvenza di quello che sono e che non posso mai dispiegare potenza inespressa, inopportuno silenzio senza compagnia.
vorrei ricordare la canzone che cantavi nel sogno, eri bionda e solo ora mi accorgo che tutti erano biondi tranne me, le porte troppo basse e ovunque ragnatele e non vedo l’ora di dormire e non svegliarmi e ancora dormire, non vedo l’ora di finire, iniziare, imparare quanto basta il coraggio che non ho mentre i capelli si spargono sul cuscino dove appoggio la testa, serpenti neri che viaggiano in ogni direzione, soprattutto in quelle sbagliate per quanto io cerchi di afferrarli, raccoglierli, carezzarli incrociando le braccia chiudendo gli occhi per darmi l’illusione di altre mani, riaprendo gli occhi per ripetere lo scontro con la realtà uscendone sempre sconfitta, e il dolcificante nel caffè alla mattina non basta a sciogliere la patina amara che ho sulla lingua, la patina dell’improbabile che diventa insolubile assurda chimera.
non è che così che mi salverò. non è picchiando furiosa le dita su questa tastiera, raccontandomi mille volte la stessa storia da angolazioni diverse, infilando i panni stretti di chiunque, le parole sono sabbia e le impasto con lo sputo non ho fiato restan morte, non così che non c’è niente nella voce che mi salvi, che scrivendo resto in vita prolungando l’agonia resta in vita tutto quanto –

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