I got a joke I been dying to tell you

la cosa più facile sarebbe salutare alzando un poco il braccio, agitando la mano, o forse è il polso che si muove e la mano di conseguenza, adesso provo e in effetti è così, è tutta una questione di polso, salutarsi, e poi c’è l’articolazione della parola, ciao, addio, non so cosa si dice in questi casi, non ricordo neanche bene come funziona, la voce, una questione di aria e casse di risonanza e corde che vibrano e lingua e denti e palato, salutarsi è anche una questione di occhi che devono staccarsi al momento giusto e poi chiudersi e non cedere alla tentazione di ricadere con lo sguardo nel punto dove, se lo sguardo ricadesse, non troverebbe più niente o troverebbe la scia del saluto dell’altro e
ricomincio. non è facile per niente, salutare, soprattutto quando non sai se ci sarà un’altra volta, un’altra possibilità, un altro saluto, e allora ogni volta il momento – dovrebbe essere un momento, ciao, ciao, movimento, porte che si chiudono, cose del genere, si protrae qualche secondo o qualche minuto di troppo e ormai è un lutto che elaboro in continuazione, in ogni istante, macino lutto, mastico lutto, ingoio lutto, respiro lutto, poi di notte mi sveglio con i crampi alla pancia e lo vomito, anche, e al mattino ho di nuovo la pancia gonfia di lutto, lo stomaco pieno di lutto, un dolore da lutto epigastrico, aumenta se comprimo leggermente la parte, fa un suono sordo alla percussione, si riflette di taglio attraverso l’ombelico e chissà se è lutto davvero, forse è gastrite o ulcera o aria, e non so mai se sto piangendo per me, per la me passata o per la me presente o per la me futura, sto piangendo per tutte le me possibili e nemmeno sto piangendo, dico, sto piangendo, ma non è vero, è una bugia, non è che io stia piangendo davvero, capita che io pianga, per esempio, ieri sera al cinema, in un paio di momenti ho pianto, quando si sono accese le luci stavo ancora piangendo ma è solo perché si sono accese troppo presto, quasi non erano iniziati i titoli di coda e già qualcuno aveva acceso la luce, perché, mi chiedo, i titoli di coda sono importanti, lo so che un sacco di persone vogliono alzarsi subito, appena finito il film, chi per andare in bagno, chi per uscire a fumare, chi per sgranchirsi le gambe, chi perché ha fretta di andare da qualche altra parte, poi ci sono quelli che si annoiano, credo, a restare lì fino alla fine, o pensano che non sia importante e sono abituati alla televisione che manda la pubblicità subito, senza magari neanche farti vedere i nomi degli attori che magari eri lì da due ore a chiederti, come si chiama quello con i baffi, ricordo di averlo visto da qualche parte, il nome ce l’ho proprio sulla punta della lingua, e insomma, quasi non erano iniziati i titoli di coda e già qualcuno aveva acceso la luce e tutti se ne sono andati tranne la coppia seduta dietro di noi, due persone di una certa età, li avevo notati entrando, erano lì e parlavano degli altri film che volevano vedere e durante la proiezione dei trailer li ho sentiti sussurrarsi, questo sì, questo no, e quando i titoli di coda sono finiti si sono alzati insieme e hanno iniziato a commentare il film e se ne sono andati e io li ho invidiati un poco, ma a quel punto avevo smesso di piangere, cercavo di ricordare quella frase verso la fine del film, volevo scrivermela quando l’ho sentita ma non trovavo la penna, ho sempre troppe cose in borsa e non trovo mai quello che mi serve, e non mi è mica più venuta in mente, la frase.

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4 thoughts on “I got a joke I been dying to tell you

  1. pensiero progressivo genesi istantanea di flusso in words david foster wallace scrittura pensante logoselettrizzante controllo del caos controllo formale della consequenziale concatenazione del dopo attaccato a quello che c’è prima ma anche no subliminale e chiarissimo allo stesso tempo

  2. Ho sempre una specie di morsa, chiusa, stretta sulla mano, ogni volta. Perché le parole sono Parole, o ParolE, e a volte addirittura PAROLE, ma allo stesso tempo hanno il sapore acido e forte e pungente della placenta di un dolore.
    Così mi trovo a voler esprimere ciò che non reisco a dire, con la paura di non essere compreso, o di essere frainteso, o peggio ancora di fare la figura del sadico.
    Ogni volta che la morsa si stringe più stretta, senti lo scricchiolio delle ossa. Lì sta il mio elogio, le mie congratulazioni. Le mie.

    Brava.
    Grazie.

  3. La fluvialità si adatta davvero bene alla materia che geme tra le righe, oltre la pancia e la luce improvvisa o i titoli di coda…perchè forse c’è assoluto bisogno – vitale- di qualcosa che impari a scorrere quando di addio si tratta.

  4. w., mi piace subliminale e chiarissimo allo stesso tempo. è subliminale soprattutto per me, credo, controllo del caos attraverso l’abbandono del controllo, il cappio tirato alla fine.

    e. : mi spiace che tu abbia paura di essere frainteso non compreso. le parole che mi hai regalato per ora dimostrano il contrario. il mio indirizzo è là di lato, se. grazie a te, davvero.

    a. come il paesaggio fuori dai finestrini del treno.

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