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il fatto è che io non lo sapevo, l’avessi saputo non mi ci sarei infilata non mi ci sarei fatta trascinare non avrei nemmeno sbirciato, l’avessi saputo, ma non lo sapevo, avrei potuto intuire qualcosa ma poco, non sono poi così intelligente o acuta e soprattutto non ho così tanta fantasia, non questo tipo di fantasia, almeno, posso immaginare cose che non esistono, non ho difficoltà a immaginare cose che non esistono, mondi che non esistono, persone che non sarebbero neanche persone, se esistessero, e si tratta sempre e comunque di immaginazioni che attingono a un serbatoio di letture e visioni e impressioni ed esperienze e in questo caso proprio il pozzo era vuoto, nessuno mi crede quando dico che non lo sapevo, come avrei potuto saperlo, d’altra parte, non c’era modo che io potessi sapere e non c’era modo che io potessi immaginare eppure qualcosa mi dice che se anche avessi saputo, se anche avessi immaginato, immaginato non conta, immaginato avrei potuto sempre dire a me stessa, te lo stai solo immaginando, facciamo saputo, allora, se l’avessi saputo non è vero che non mi ci sarei infilata non mi ci sarei fatta trascinare non avrei nemmeno sbirciato, forse se l’avessi saputo prima, molto prima, abbastanza prima da farmene una ragione prima ancora di iniziare a sragionare, oppure ancora avrei pensato, è un’esperienza che mi manca, perché non farla, trovo sempre un buon motivo per tutto, anche per le cose che non hanno buoni motivi, la  scrittura, per esempio, la scrittura è un buon motivo è sempre un buon motivo, non che si debba per forza fare esperienza per potere scrivere, bastano le esperienze degli altri, basta sapere ascoltare, bastano altre cose che non prevedono questo, che non prevedono che tu – io – ti metta in situazioni che poi non sei in grado di gestire, in situazioni che ti – mi – fanno male, e poi in fondo lo sai – lo so – che questa cosa della scrittura è una difesa come tutte le altre e come tutte le altre difese è fatta per essere abbattuta, per essere scavalcata, per essere tirata fuori dalle tasche al momento opportuno per dire, ecco, sono uno scrittore e se sbaglio sbaglio perché sono uno scrittore, se sono eccessiva è perché sono uno scrittore, se non mi basto o mi basto o basta – sempre perché sono uno scrittore, anche se sai – so – di non esserlo davvero, sono una persona che scrive come molte altre persone, questa storia dello scrittore l’ho tirata fuori in un momento in cui avevo bisogno di un’identità forte, di salvarmi di darmi una ragione, questa storia dello scrittore è diventata reale a furia di ripetizioni, sono uno scrittore, sono uno scrittore, ma nessuno ci crede e io meno di tutti, qualcuno ci crede ma solo perché a volte so essere molto convincente, so dire cose con quel tono di voce che hanno le persone quando credono davvero in quello che dicono e allora sei costretto a crederci anche tu che ascolti, perché con un tono di voce così non puoi mettere in discussione niente, è perentorio, non ci sono esitazioni nelle quali infilarsi per dire, ma, o per dire, forse, o per dire chissà cos’altro e il risultato è che non c’è niente di vero ed è tutto vero e niente è possibile e tutto è possibile ma in mondi diversi, niente è vero e possibile in questo mondo, tutto è vero e possibile nel mondo che creo ma il mondo che creo è un’allucinazione, un delirio, io sola ne conosco i confini e le nazioni e le leggi e io sola ci vivo e io sola ci credo e io sola punto, io sola, io sola, se dici a voce alta, io sola, sembra di sentire un bambino molto piccolo, una bambina, meglio, visto che usi – uso – il femminile, se dici a voce alta, io sola, sembra di sentire una bambina molto piccola che piange e si lamenta di qualcosa che non ha, sembra di sentire la disperazione della prima volta in cui ti rendi conto che è così che funzionano le cose, non ci sono alternative, ed è tutta la mattina che scrivo e non ho scritto niente di buono, niente che non sia da cancellare, perché la verità è che devo arrendermi all’impossibilità, chinare la testa stringere la gola dov’è infilzata la lisca delle parole non dette rimaste incastrate nelle risposte che non ho dato – non so più raccontarmi da sola non posso più scrivere ciò che ho già scritto e riscritto e riscritto non posso pensare e rischiare l’assalto frontale della nausea e del vuoto, della nausea da vuoto d’aria di vita da vuoto di futuro il futuro che mi imbianca i capelli che strappo e così resto sempre presente ma mai a me stessa

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