12Gen09

il centimetro di respiro e gli angoli delle labbra che si sollevano in sorriso e il mio sguardo che si alza e il tuo sguardo che si abbassa e ti resto impigliata tra le ciglia, ti cerco e con gli occhi cerco di berti che ciò che mi riempie mi basti fino al giorno in cui tornerai.
volevo mordere ma vengo morsa dall’elenco sempre più lungo delle mancanze che inizia quando inizia il pensiero della portiera che sbatte, della chiave dell’accensione che gira e mi porta sulla strada sbagliata a guidare di notte cercarti la voce e succhiarla dall’auricolare, portarti a vedere i posti di quando ero matta e accorgermi di esserlo ancora anche se in modo diverso, il bianco e il rosso che dallo schermo mi si proiettano in faccia e divento bianca di freddo e di me e rossa di te e l’impronta sul vetro è la mia e il vetro adesso è l’unica cosa che mi separa da te, le suole consumate che freno ormai a piedi nudi e non c’è dolore se non nella fitta costante che mi ricorda che sei e che non sei e che potresti,

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