Worst feeling in the world

l’impronta delle labbra, la scia dei polpastrelli, il vetro freddo sempre freddo il parcheggio sempre vuoto i platani spogli, il tappeto giallo e insidioso e due tipi di silenzio a cui segue un’identica reazione fisiologica se pure di segno opposto. la condensa si rattrappisce, l’iniziale sparisce, io perdo centimetri di circonferenza e di spessore e vorrei farmi goccia sul vetro, sul tuo, e rifletterti e riflettere il tuo arrivo, vorrei farmi foglio di carta e mi frantumo le ossa per allontanarmi dalla dimensione, la terza,
l’impronta delle labbra, la scia dei polpastrelli, la condensa come nebbia mi nasconde la strada e ogni faro è una luce, se si avvicina, mentre si sta avvicinando, poi si spegne e la nebbia si dirada e di nuovo il vetro sempre freddo il parcheggio sempre vuoto i platani spogli che conoscono ogni mio segreto.
ho raccolto il coraggio per chiedere vieni, vieni qui a incollare i miei pezzi,vieni qui a reggere con una mano il cielo che mi cade in testa,con l’altra snodami i capelli e i pensieri,con la voce guariscimi e alla finestra soffio il tuo nome e il tuo nome scompare.

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