autoritratto

le mie parole sono pesanti e le impilo e le cemento con i fatti, le mie parole sono anse nelle quali rifugiarsi o pretesti di tempesta, trasparenti e vere e dure mai abbastanza, le mie parole globuli che scoppiano e io divento anemica, mi mancano appetito e concentrazione e le mucose sono bianche e non c’è rabbia e non c’è calma e non c’è rassegnazione, solo la mia forza che continuo a travasare che continui a travisare.
conosco la ragione e so il futuro e so cosa mi attende – tanto varrebbe rinunciare dall’inizio non tentare scivolare nella vasca e sott’acqua trattenere trattenermi farmi alga o incrostazione, ho trovato quasi sempre interessanti l’astinenza e l’esercizio del controllo e preferito i crampi del digiuno alla pienezza, creare spazi vuoti che coincidano facendomi metafora coi miei.
non sono fatta per il corpo per l’amore per la vita, sono fatta dello stesso materiale della schiuma o del fumo che mi esce dalla bocca solo farmi so parola e cancellarmi e cancellare e mantenere sotto pelle il ricordo dell’assenza, delle voci, delle storie che non ho mai raccontato e son rimaste accatastate accanto al letto, solo so farmi parola per chi della parola mai non sa sentire il peso né la temperatura, per le schiene di persone già voltate già partite già perdute.

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