Fucked up, mindfucked

Scrivi, scrivi articolo pagina link – scrivi, scrivi come vivi o vivi come scrivi? Vivo come scrivo, senza freni, scrivo come vivo, col freno a mano tirato, scrivo e vivo o scrivo o vivo, viva, scrivo! Rincorro, rincorsi, i corsi e i ricorsi, tanti rimpianti, pochi rimorsi – le labbra spaccate dai troppi silenzi coperte di viola e di rosso dischiuse a scoprire l’odore dell’alcol, il fiato ulceroso, la lingua asciugata, secche le fauci – ho scelto la musa sbagliata.
Alza-mi il volume, abbassa-te le resistenze, ho picchiato così forte che si è rotta la tastiera – la x che ho usato per chiamarti scardinata scopre l’anima e la polvere e la cenere e le briciole di cene consumate qui davanti – quante volte ho fatto finta di mangiare ho fatto finta di esser sazia e mai lo sono mai che il digiuno mi si addice, sia di pane, sia di – cosa non si fa per un poco di tremore, cosa non si fa per un poco di carezze – cosa non farei cosa non faccio – mi imbottisci il cuscino di spine e di spilli e non mi fai riposare, non mi lasci cercare trovare il ristoro il tepore di questo guanciale.
Ogni volta allontanarsi un po’ di più – dall’obiettivo da me stessa che mi stacco dalla mano che si tende che rifiuti – raccontare del passato è troppo tardi, è già passato è già narrato, raccontare del presente è troppo presto, fermarlo e fermarmi in personaggio mentre sono in movimento vengo mossa, raccontare del futuro che non c’è per tentare di inventarlo – un’esplosione.

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