Don’t walk away, in silence

Ho detto, mi sono scavata un buco e lì mi sono infilata. Ho scritto, – mi scavo un buco nella cantina, mi infilo, richiudo l’entrata – non sento le schegge del legno entrarmi le dita, bevo pastiglie e cado senza ricordo e qualcosa mi strappa la faccia, la crosta di terra e di sangue mi acceca. Non sento le voci chiamare il mio nome, non sento le mani frugare le assi e cercarmi e trovarmi, quando mi sveglio e non vedo penso di essere morta, mia madre dice, sei viva: rinasco – ma non parlando di me.
Ho scritto una lista, un questionario, che inizia così – mi fai male perché il male è senza sapore, mi fai male perché è divertente, mi fai male perché sei annoiato, mi fai male perché pensi che io ti abbia fatto un torto, mi fai male perché è quello che fai, senza renderti conto di, mi fai male perché ogni tua mossa è sempre stata rivolta a questo futuro/presente in cui mi stai facendo male e poi continua con tutti i motivi possibili e immaginabili – tutti i motivi che mi sono venuti in mente.
Altro (specificare nell’apposito spazio).
Ho detto, mi sono scavata un buco e mi ci sono infilata ed è una bugia – spunta una mano, mi allungo – è una bugia, sono in vetrina vestita di bianco e di nero – i capelli soffiati dal vento di ogni colpo di spugna, il viso rosso di gomma da cancellare – e non ho parole, non ho più parole – non parole, un gesto – non scrivo – non scriverò più, dice il diario, non mio – non ora, non ora, non sono ottimista ma credo – nell’oggi e in me stessa e tento di credere in –
Ho ancora qui la fotografia che avrei voluto mandarti – accelero e freno, è tutto un fraintendimento – io che ho artigli al posto di dita, un mezzo senza un fine o un fine senza un mezzo e senza mezze misure e senza fine, solo un filo che ho arrotolato da sola intorno al collo, mi taglia mi toglie il respiro, non regge il mio peso, si spezza.

Annunci

3 thoughts on “Don’t walk away, in silence

  1. La campana di vetro. L’ho letto, sai. L’ho letto e mi sono ferita. C’è una pagina in quel libro che è la mia. E quella pagina l’ho letta, tremante, ad alta voce al mio professore, quello che mi segue paziente, che a volte m’insegue, in questo travaglio che è la scrittura della Tesi…

  2. la campana di vetro fa male. è vero e fa male.
    vorrei provare a indovinare anche se ho paura di sbagliare – mi viene in mente il fico.
    (mi sono permessa di editare, perdonami).

  3. paura di sbagliare???Beccare il “mio” passo tra tutti i passi non è mica un’impresa facile!:-) E’ come se io dovessi trovare il tuo: sbaglierei di sicuro. Intanto, mi spingi ad andare a ricercare quello sul fico e vedere perchè mi ci hai vista/intravista dentro. Il mio è quello su Joyce, sul Finnegans Wake, quel tentare disperatamente, faticosamente una lettura, un’interpretazione, UN SENSO e poi arrendersi, lasciar perdere e dire: “Decisi di lasciar perdere tutto quanto. Decisi di lasciar perdere la tesi e di prendere un semplice diploma triennale.”

    Mi accorgo che questo non è in assoluto il mio passo, per adesso lo è, lo era un anno fa e lo è ancora. Forse se riuscirò a superare lo scoglio della Tesi, troverò quello mio, slegato dall’hic et nunc, mio al di là di qualsiasi circostanza, di qualsiasi legame col presente, una scelta non dettata dalle strettorie del contingente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...