Sindrome da aspirazione meconiale

Ogni risveglio è una nascita da una notte liquida che prematuramente mi espelle e inizia l’affanno, i polmoni pieni della merda aspirata nel sonno o nella sua assenza, la merda dei miei pensieri.
Uso, mi lascio usare – se fossi uomo direi, usami usatemi pure e non ci sarebbe vergogna e sarebbe un atto sacro e sacrificale – sono una donna e dire, usami, usatemi pure, diventa un invito allo stupro o la disperazione della puttana invecchiata – prendimi il culo o la bocca e non ti faccio nemmeno pagare – ti piace essere usata gettata respinta o dimenticata? Tollero tutto – aggiungo alla lista delle mie amnesie – dimenticata no, non voglio, che tutto quello che faccio deve lasciare un segno e un segno deve lasciarmi – entrare a far parte della mappa delle mie cicatrici – mai fare domande sui tatuaggi e le cicatrici, perché? Ci vergogniamo di dire ho amato odiato sofferto ci vergogniamo di svelare la mappa del corpo sul corpo – il corpo non mente e sempre riporta fedele la storia – le mostro, le mie, cosa sono le storie che dico se non ferro e fuoco su carne?
Non voglio distruggermi non    non prima di avere finito – pretendo di non accorgermi delle cose che sto sgretolando – mi aggrappo all’infelicità che mi dà le parole più belle – a volte sembra un piacere – il piacere dell’attimo prima del salto, il sollievo, l’unico vero momento di leggerezza.

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One thought on “Sindrome da aspirazione meconiale

  1. le cicatrici, i tatuaggi. mi affascinano. Io m’invento storie nella testa quando scorgo su un volto, su un braccio, una cicatrice. La storia di quella cicatrice, di un gioco da bambini andato a finir male, la storia di una casalinga distratta che infornando un dolce si è scottata, la storia di una donna che stirando le camice di un marito infedele per la rabbia si è bruciata col ferro da stiro, ancora una volta ha offerto la sua carne all’uomo sbagliato, ancora una volta, incapace di fare a pezzi le camice inamidate, ha ferito se stessa.
    E quando posso, quando conosco quella persona, le chiedo come si è fatta quella cicatrice e memorizzo il racconto sperando un giorno di farlo resuscitare su altre pagine.

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