Cliffhanger

L’unica lezione che ho imparato – non abbassare la guardia, mai. L’unica lezione che non riesco a imparare – abbasso la guardia, sempre. E non vorrei non vorrei soffrirci non vorrei dirmi cosa ti aspettavi non vorrei dirmi ci avevi creduto – la parola è sacra e ogni parola è sacra e io non posso non credere a ogni parola – incapace di scegliere e intendere solo capace di volere e volere e volere.

Non è niente di nuovo. Non è niente di nuovo per chi ha imparato a difendersi ferendo – ma io non ferisco, non più. Io sono io. E non ho cambiato idea e non la cambio e aspetto e aspetterò e se non ci sarà più tempo per aspettare – cosa? Cosa vorresti fare? Tornare indietro di mezz’ora non si può, hai – ho – perso la possibilità di andare a dormire felice o serena – fosse solo questo, che ho perso.

La sento, la perdita. Somiglia all’ulcera duodenale – una sensazione di vuoto di fame alla bocca dello stomaco – come nell’ulcera il dolore si irradia e colpisce la schiena che si curva e le spalle quasi si toccano e non c’è più spazio per niente, non c’è spazio più per nessuno, non c’è più spazio e non c’è più tempo e non c’è più un cazzo se non queste dita che scrivono sempre la parola sbagliata.

Aggiorna. Aggiorna. Sono appesa a una roccia e nessuno si aspetta che nella puntata seguente cadrò – non sanno che non sono l’eroe – sempre indosso la maglia rossa e da sola disegno un bersaglio sul petto e dietro la schiena.

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